Cartello ospedale: salme come rifiuti, indignazione a Lamezia

Un cartello presso l’ospedale di Lamezia Terme ha sollevato un’onda di sconcerto e indignazione, denunciando una gestione comunicativa che offende i principi fondamentali del rispetto e della dignità umana.
A segnalare l’anomalia è l’imprenditore Francesco Grandinetti, esponente del Partito Democratico, il cui intervento ha acceso un dibattito che va oltre una mera questione formale, toccando corde profonde legate alla cultura istituzionale e alla sensibilità collettiva.
Il cartello, affisso all’esterno della struttura sanitaria, reca un’indicazione ufficiale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro che definisce i percorsi logistici per la movimentazione di materiali diversi.

In un elenco che include biancheria sporca, rifiuti speciali, scarti solidi urbani, campioni biologici destinati all’analisi e strumenti chirurgici in attesa di sterilizzazione, compare in maniera incongrua e inaccettabile la voce “Salme”.
Questo accostamento, che equipara i resti umani a materiale da smaltire, è percepito come un’offesa profonda alla memoria dei defunti e al dolore delle loro famiglie.
Rappresenta una violazione del cordone ombelicale che lega l’istituzione sanitaria al sacro, al rispetto per la vita in ogni sua fase, anche in quella che precede l’estremo saluto.

L’atto, più che un errore procedurale, rivela una lacuna nella comprensione del ruolo sociale e simbolico di un ospedale.
Strutture di questo tipo non sono solo luoghi di cura e guarigione, ma anche custodi di valori etici e di una tradizione di accoglienza e solennità.

La gestione comunicativa, pertanto, deve riflettere questa duplice responsabilità, evitando banalizzazioni e accostamenti impropri.
Francesco Grandinetti sottolinea come una simile pratica, diffusa in ambienti istituzionali, corroda la fiducia dei cittadini e alimenti un senso di distanza tra l’amministrazione e le persone.

La corretta gestione delle salme richiede protocolli rigorosi e percorsi dedicati, distinti e nominati con appropriatezza, non solo per motivi pratici, ma soprattutto per preservare la dignità e il rispetto dovuti al defunto e ai suoi cari.
La questione sollevata non si esaurisce in una semplice richiesta di rimozione del cartello.
È un campanello d’allarme che invita a una riflessione più ampia sulla cultura istituzionale e sulla necessità di promuovere una comunicazione sensibile e consapevole, capace di cogliere le implicazioni emotive e simboliche delle parole e dei gesti.

L’auspicio è che l’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro intervenga tempestivamente per correggere questa inaccettabile anomalia, non solo rimuovendo il cartello, ma anche avviando un processo di sensibilizzazione e formazione del personale, volto a rafforzare il senso di responsabilità e il rispetto per la persona, in ogni sua dimensione e in ogni fase della vita.

Solo così sarà possibile restituire all’ospedale di Lamezia Terme, e a tutte le strutture sanitarie, la dignità che merita di rappresentare.

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