Ponte Preti, il cantiere che non parte mai: il Canavese aspetta risposte

Tra proroghe, fondi bloccati e accuse al Governo, il destino del collegamento tra Strambinello e Baldissero Canavese resta sospeso.

Nel Canavese c’è un’infrastruttura che da anni rappresenta molto più di un semplice attraversamento stradale. Il Ponte Preti, lungo la statale 565 tra Strambinello e Baldissero Canavese, è diventato il simbolo di una burocrazia che rallenta, di finanziamenti annunciati ma mai realmente sbloccati e di un territorio che teme di restare isolato.

Negli ultimi giorni il tema è tornato al centro del dibattito politico dopo le parole della deputata di Azione, Daniela Ruffino, che ha attaccato il Governo denunciando la mancanza di chiarezza sui tempi e sulle risorse necessarie per avviare i lavori del nuovo ponte. Secondo Ruffino, mentre l’attenzione nazionale continua a concentrarsi sul Ponte sullo Stretto, le infrastrutture locali continuano a rimanere in secondo piano.

Il nodo principale riguarda i tempi. Le amministrazioni locali aspettano ancora certezze definitive sulle procedure e sui fondi destinati all’opera. Una proroga tecnica sarebbe stata concessa, ma secondo diversi esponenti politici non sarebbe sufficiente a completare le gare e mettere davvero in moto il cantiere. Il rischio, ormai evocato apertamente, è quello di perdere risorse considerate strategiche per il territorio.

Il Ponte Preti non è un collegamento secondario. La struttura attraversa il torrente Chiusella e rappresenta uno snodo fondamentale della Pedemontana canavesana, utilizzata ogni giorno da lavoratori, studenti e mezzi di soccorso diretti verso Ivrea e l’area industriale del territorio.

La vicenda del nuovo ponte si trascina ormai da tempo, tra rinvii, annunci e scontri politici. Nei mesi scorsi il tema aveva già acceso il confronto tra maggioranza e opposizione. Da una parte Fratelli d’Italia aveva rivendicato il lavoro svolto per ottenere proroghe sui termini del Decreto Ponti; dall’altra, amministratori e opposizioni avevano denunciato ritardi continui e responsabilità scaricate tra enti diversi.

Il costo dell’intervento resta significativo: oltre 25 milioni di euro soltanto per il Ponte Preti, all’interno di un piano più ampio che comprende altri attraversamenti piemontesi considerati critici. Ma proprio l’aumento dei costi dei materiali, le procedure autorizzative e la complessità progettuale starebbero rallentando ulteriormente tutto l’iter.

Nel frattempo, sul territorio cresce l’insofferenza. I sindaci della zona continuano a chiedere certezze e tempi concreti, mentre cittadini e imprese osservano con preoccupazione una situazione che sembra non trovare mai una svolta definitiva.

Dietro la polemica politica emerge soprattutto una questione più ampia: il rapporto tra i grandi progetti nazionali e le necessità quotidiane delle comunità locali. In Canavese molti vedono nel caso Ponte Preti l’esempio di un’Italia divisa tra opere simboliche e infrastrutture essenziali che faticano a ottenere attenzione.

La sensazione diffusa è che il territorio continui ad attendere risposte mentre il tempo passa e i problemi restano invariati. E ogni nuova proroga, invece di rassicurare, rischia ormai di alimentare ulteriormente sfiducia e tensioni.

Per il Canavese il nuovo Ponte Preti non è soltanto una questione tecnica: è diventato il termometro della capacità della politica di trasformare promesse e finanziamenti in opere reali.

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