La commemorazione della Marcia su Roma, quest’anno a Predappio, si è conclusa con un episodio che ha riacceso il dibattito sull’eredità storica e i simboli del fascismo.
Circa trenta persone, secondo le stime della Questura, hanno espresso un saluto romano davanti alla cripta che custodisce le spoglie di Benito Mussolini, al termine di una rievocazione a piedi dal centro del paese.
L’evento, che si è svolto in un contesto di crescente sensibilità verso le manifestazioni di natura politica e ideologica, ha immediatamente suscitato l’attenzione delle forze dell’ordine.
Le operazioni di identificazione dei partecipanti all’atto rituale sono state affidate alla Digos, il reparto della polizia specializzato nella prevenzione e repressione dei reati politici.
La loro posizione giuridica è ora al vaglio della Procura della Repubblica, che dovrà valutare se i gesti compiuti rientrino in una manifestazione legittima di opinione, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione, o se abbiano superato il limite, configurando potenzialmente una apologia di regime o una violazione di norme che tutelano la memoria della Resistenza e delle vittime del fascismo.
La riproposizione del saluto romano, un gesto carico di significato simbolico legato al ventennio fascista, solleva questioni complesse relative alla libertà di espressione e ai limiti di tale libertà quando questa si confronta con il dovere di non offendere la sensibilità di coloro che hanno subito le conseguenze del regime.
La Marcia su Roma, evento storico che segnò l’ascesa del fascismo al potere, continua ad essere oggetto di interpretazioni divergenti, oscillando tra chi la considera un momento cruciale per la comprensione delle dinamiche politiche del Novecento e chi la vede come un’occasione per ricordare i pericoli dell’autoritarismo e della negazione dei diritti fondamentali.
L’episodio di Predappio si inserisce in un più ampio panorama di dibattiti sulla memoria storica e il suo utilizzo politico.
Il ricordo del fascismo, in particolare, è spesso al centro di polemiche, con tentativi di revisionismo che cercano di minimizzare le responsabilità del regime e di esaltarne alcuni aspetti, in contrasto con la narrazione consolidata dalla storiografia e dalla memoria collettiva delle vittime.
La gestione di questi simboli e la loro interpretazione rimangono temi delicati e controversi, che richiedono un approccio attento e responsabile da parte delle istituzioni, dei media e della società civile, per garantire un confronto sereno e costruttivo sulla storia del nostro paese.
La Procura, nel suo esame, dovrà pertanto bilanciare la tutela della libertà di manifestazione del pensiero con la necessità di salvaguardare i valori costituzionali e la dignità delle vittime del fascismo.





