La comunità dello Zen, quartiere palermitano martoriato da una spirale di violenza e degrado, si è riversata in un sit-in di profonda dignità e ferma protesta di fronte alla parrocchia San Filippo Neri, teatro nei giorni scorsi di intimidazioni con colpi di arma da fuoco.
L’evento, a cui hanno partecipato oltre duecento persone, rappresenta un atto di resilienza collettiva e un monito alle istituzioni, con la partecipazione di figure di spicco del panorama politico e giudiziario siciliano.
Il parroco, don Giovanni Giannalia, ha esortato a superare la passività e a non arrendersi alla paura.
“Una volta spenti i riflettori,” ha dichiarato, “bisogna sbracciarsi.
Speriamo che questo episodio serva da catalizzatore per un cambiamento reale.
” L’appello è un invito all’azione, un rifiuto del silenzio e dell’inerzia che troppo spesso alimentano la criminalità.
La presenza del presidente della Commissione Antimafia regionale, Antonello Cracolici, sottolinea la dimensione strutturale del problema.
Cracolici ha acceso i riflettori su una criticità elementare ma emblematica: l’assenza di illuminazione pubblica davanti alla scuola del quartiere.
“Se lo Zen è un’emergenza, va trattato come tale, garantendo l’illuminazione pubblica come priorità assoluta.
” L’osservazione evidenzia una carenza che va al di là della semplice manutenzione: è il sintomo di un approccio superficiale e inadeguato alla complessità del quartiere.
È necessaria una governance centralizzata, un “ufficio unico” dedicato allo Zen, capace di coordinare gli interventi e superare la frammentazione amministrativa.
Il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, durante la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Corrado Lorefice, ha lanciato un appello ancora più ampio, focalizzandosi sulle cause profonde della crisi.
“Lo Zen ha bisogno di lavoro, di contrastare la disperazione scolastica, di stare vicini ai giovani.
” La disoccupazione giovanile, l’abbandono scolastico e la mancanza di opportunità sono terreno fertile per la criminalità e la devianza.
La lotta alla diffusione delle sostanze stupefacenti è un altro tassello fondamentale di questa strategia di risanamento.
I fatti recenti, tragicamente intrecciati con episodi di violenza, gettano un’ombra cupa sul quartiere.
Gli spari contro la parrocchia, i giovani coinvolti nella sparatoria di Monreale, l’omicidio di Paolo Taormina, il video diffuso su TikTok che mostrava giovani armati, sono manifestazioni di una realtà profondamente problematica.
Questi eventi non sono episodi isolati, ma il prodotto di un sistema di marginalizzazione, di esclusione e di mancanza di prospettive.
La risposta della comunità, con questo sit-in, è un atto di coraggio e di speranza.
Un messaggio chiaro alle istituzioni: non si può più tollerare l’abbandono e l’indifferenza.
Lo Zen pretende di essere ascoltato, di essere sostenuto, di essere riqualificato.
La sua sopravvivenza è una sfida per l’intera città di Palermo e per la Sicilia intera.





