IA e cinema: una sfida legale e creativa

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L’irruzione dell’intelligenza artificiale (IA) nel panorama audiovisivo non è più un’ipotesi futuristica, ma una realtà tangibile.

La recente presentazione del cortometraggio “The Prompt”, frutto di una collaborazione tra Rai Cinema e un’IA, proiettato durante Eurovisioni, ne è una vivida dimostrazione.
L’opera, realizzata con un’innovativa combinazione di input algoritmici e intervento umano (sette persone hanno curato la regia e la narrazione, mentre l’IA ha guidato la selezione delle immagini), esplora il tema universale della paura: la potenziale ribellione delle macchine.
Tuttavia, l’adozione dell’IA non è guidata solamente da una spinta creativa.

Carlo Rodomonti, responsabile marketing e innovazione di Rai Cinema, sottolinea come la competizione globale imponga un’azione proattiva.
L’opportunità di non rimanere indietro rispetto ad altri player, che potrebbero sfruttare l’IA per creare contenuti a basso costo e alta efficacia, è un fattore determinante.
Questa necessità si intreccia con la consapevolezza che l’IA è già pervasiva nel settore, in particolare nella distribuzione, dove algoritmi personalizzati influenzano ciò che gli spettatori hanno la possibilità di vedere sulle piattaforme.

Mario De Caro, filosofo e docente, evidenzia come il progresso dell’IA in termini di creatività artistica, accelerato significativamente dopo il 2017, stia ridefinendo i confini dell’espressione culturale.

Parallelamente, Viviana De Vincentis, Chief legal officer di Siae, solleva questioni cruciali legate alla proprietà intellettuale, sia in relazione ai dati utilizzati per addestrare l’IA (input) sia alle opere generate (output).
Si ripropone, quindi, una dinamica simile a quella che ha visto contrapporsi le piattaforme online e gli editori tradizionali.
L’invito è a superare le divisioni e a riconoscere l’interdipendenza tra tutti gli attori dell’ecosistema digitale.
La disputa economica, alimentata dalla richiesta di remunerazione per lo sfruttamento dei contenuti online, ha portato all’approvazione di normative sull’equo compenso, in particolare in paesi come l’Italia.

La controversia attuale si concentra sull’utilizzo dei contenuti editoriali per addestrare modelli di IA.
Gli editori sostengono che questo processo bypassa il riconoscimento del loro diritto d’autore e della loro remunerazione.
La giurisprudenza a livello internazionale mostra una frammentazione preoccupante: nel Regno Unito, una sentenza ha dato ragione a Stability AI, negando la riproduzione di opere originali di Getty Images, mentre in Germania, la Siae tedesca (Gema) ha ottenuto una vittoria contro OpenAI, sostenendo che l’IA genera traduzioni che richiedono un compenso.

Elisa Giomi, commissaria Agcom, sottolinea la necessità di favorire la negoziazione in buona fede come soluzione più efficace rispetto a interventi normativi rigidi che rischiano di irrigidire le posizioni e polarizzare gli interessi.

La via maestra, a suo avviso, risiede nella capacità di trovare un equilibrio sostenibile che permetta a creatori, piattaforme e sviluppatori di IA di coesistere e prosperare all’interno di un ecosistema digitale in continua evoluzione, riconoscendo che il successo di uno dipende, in ultima analisi, dal successo di tutti gli altri.

La sfida è trasformare un potenziale conflitto in una sinergia produttiva.

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