In una Buenos Aires che risuona di echi napoletani, Paolo Sorrentino, per la prima volta, ha offerto una lucida difesa del cinema come motore culturale ed economico, un baluardo imprescindibile per l’identità di una nazione.
La sua presenza, in concomitanza con un laboratorio cinematografico in Patagonia organizzato da PlayLab Films e una conferenza stampa presso l’Istituto Italiano di Cultura, ha fornito l’occasione per un’analisi penetrante sul ruolo dell’audiovisivo e sulla sua personale parabola artistica.
Sorrentino ha espresso forte disappunto per le politiche di riduzione dei finanziamenti al cinema, definendole una miopia che ignora il valore intrinseco dell’arte e la sua capacità di generare opportunità economiche.
Riconoscendo la prevalenza dell’interesse economico nelle decisioni politiche, ha suggerito una riflessione più attenta da parte dei decisori, sottolineando come il cinema possa rappresentare un investimento strategico a lungo termine per il Paese.
La sua affinità con Buenos Aires, descritta come un riflesso dell’anima napoletana, è profondamente radicata in un’esperienza personale che affonda le sue origini nella passione per Diego Armando Maradona.
L’impatto emotivo della prima volta allo stadio, a quattordici anni, ha segnato la nascita del suo amore per il cinema, rivelando l’essenza dello spettacolo ben prima della comprensione dello sport.
Sorrentino ha poi condiviso un’esperienza commovente, definendo Maradona un salvatore, colui che lo ha strappato a un destino potenzialmente fatale.
L’episodio della tragica perdita dei genitori, avvenuta mentre lui era a seguire il Napoli in trasferta, ha lasciato un segno indelebile, plasmando la sua visione del mondo e confermando il ruolo cruciale del destino e della fortuna.
Riferendosi alla possibilità di ambientare un film a Buenos Aires, Sorrentino ha espresso un fermo rifiuto, sottolineando l’impossibilità di penetrare la complessità di una cultura senza esserne parte integrante.
Pur ammettendo la possibilità di raccontare la storia di un individuo che vive a Buenos Aires, ha escluso categoricamente la realizzazione di un’opera che tenti di catturare l’essenza della città stessa.
La sua dedizione a Napoli, testimoniata dall’ultimo film “Parthenope”, evidenzia un profondo legame emotivo e artistico con la sua terra d’origine.
Le domande sulla sua opinione riguardo a Maradona e Messi hanno suscitato un commento equilibrato.
Pur riconoscendo la complessità e il carisma di Maradona come persona, e auspicandone una rivalutazione morale, Sorrentino ha confermato la sua convinzione che, dal punto di vista atletico, Maradona abbia rappresentato un’eccellenza ineguagliabile.
L’incontro con il pubblico argentino ha rappresentato un’occasione preziosa per riflettere sul valore del cinema, sulla forza del destino e sull’eredità indelebile di un campione che ha saputo incarnare la passione, la fragilità e la grandezza dell’essere umano.





