L’avvio del nuovo anno si presenta avvolto da una nebbia di incertezze che investe con particolare intensità il tessuto microimprenditoriale e artigiano italiano.
L’analisi condotta da CNA, basata su un campione rappresentativo di oltre 2.500 realtà aziendali, rivela un quadro complesso, caratterizzato da una diffusa prudenza e da una difficoltà strutturale nel delineare prospettive di crescita chiare.
L’abdicazione alla pianificazione strategica è un dato allarmante: più della metà degli imprenditori (53%) si astiene da qualsiasi previsione, segno di una profonda sfiducia nelle variabili economiche attuali, spinte da dinamiche internazionali complesse e spesso imprevedibili.
Sebbene un debole segnale di ottimismo emerga – con una percentuale di imprenditori fiduciosi (23,8%) leggermente superiore a quella dei pessimisti (23,2%) – questo cambiamento di sentiment si rivela particolarmente significativo tra le nuove generazioni, quelle under 40, suggerendo una maggiore propensione alla resilienza e all’innovazione.
Il Mezzogiorno, tradizionalmente più vulnerabile alle fluttuazioni economiche, mostra segnali di ripresa, benché le criticità strutturali persistano con forza.
I costi energetici, ancora gravosi per le imprese, costituiscono un freno allo sviluppo, amplificato dalla concorrenza sleale e da una cronica carenza di personale qualificato, problema che incide negativamente sulla capacità produttiva e sulla competitività delle aziende.
L’incertezza, tuttavia, si radica più profondamente quando si interroga l’imprenditore sul futuro della propria attività: oltre il 58% esprime una mancanza di chiarezza, mentre le proiezioni negative superano quelle positive.
La previsione di un peggioramento dei risultati aziendali si fa strada con una quota considerevole (26,1%), in netto contrasto con un modesto 15,5% che nutre aspettative di miglioramento.
La contrazione del fatturato emerge come una preoccupazione primaria, con un’impresa su tre che ne prevede un calo, in particolare nel settore dell’export, evidenziando la vulnerabilità delle piccole imprese italiane di fronte alle dinamiche globali.
Allo stesso modo, l’investimento, motore cruciale per la crescita e l’innovazione, rischia di essere frenato: quasi il 40% degli imprenditori si aspetta di ridurre gli investimenti, mentre solo una minoranza (circa il 6%) progetta un aumento della spesa per beni strumentali, limitando il potenziale di ammodernamento e sviluppo tecnologico.
Sul fronte dell’occupazione, il quadro appare più stabile: quasi il 70% degli intervistati prevede una sostanziale immobilità dell’organico.
Tuttavia, il 20% si attende una riduzione del personale e solo il 10% prevede un incremento, indicando una certa cautela nell’assunzione di nuovo personale, soprattutto in un contesto di incertezza economica.
In sintesi, il futuro delle microimprese e delle botteghe artigiane italiane si presenta come un percorso ad ostacoli, segnato da una profonda incertezza e dalla necessità di affrontare sfide strutturali, come i costi energetici, la concorrenza sleale e la difficoltà di reperire personale qualificato.
La capacità di adattamento, l’innovazione e il sostegno alle imprese saranno elementi chiave per superare questo momento delicato e costruire un futuro più solido e prospero.





