L’analisi congiunturale del sistema tributario italiano, focalizzata sul terzo trimestre del 2025, rivela un quadro complesso, segnato da dinamiche contrastanti che richiedono un’interpretazione approfondita al di là della semplice lettura numerica.
L’Indice della Pressione Fiscale, elaborato dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), registra un significativo arretramento, attestandosi al 40%.
Questa flessione, pari a 0,8 punti percentuali rispetto al medesimo periodo del 2024, suggerisce un tentativo, seppur parziale, di alleggerimento del carico fiscale su famiglie e imprese.
Tuttavia, questo segnale positivo si accompagna a un’evoluzione meno confortante del saldo primario, ovvero del deficit pubblico.
Quest’ultimo, infatti, si è incrementato, raggiungendo il 3,4% del Prodotto Interno Lordo, in marcata divergenza dai precedenti 2,3% registrati nello stesso trimestre del 2024.
Questa impennata del deficit solleva interrogativi cruciali sulla sostenibilità delle politiche fiscali e sulla capacità del governo di mantenere l’equilibrio finanziario.
Per comprendere appieno il significato di questi dati, è necessario considerare una serie di fattori strutturali e congiunturali.
La diminuzione della pressione fiscale potrebbe derivare da misure di riduzione delle imposte dirette o indirette, o da modifiche nella composizione del gettito fiscale.
L’aumento del deficit, d’altra parte, potrebbe essere imputabile a una combinazione di fattori, tra cui un aumento della spesa pubblica (per esempio, in risposta a eventi imprevisti o per implementare nuove politiche) e/o una riduzione dei ricavi fiscali (ad esempio, a causa di un rallentamento economico che impatta sulla produzione e sui consumi).
È importante notare che la pressione fiscale, intesa come rapporto tra le entrate tributarie e il PIL, è un indicatore complesso, influenzato non solo dalle aliquote fiscali, ma anche dalla capacità dello Stato di riscuotere le imposte dovute e dalla struttura stessa dell’economia.
Un calo della pressione fiscale non implica necessariamente un miglioramento della situazione finanziaria, se questo è accompagnato da una diminuzione della crescita economica e da una riduzione del gettito fiscale.
Inoltre, l’aumento del deficit richiede un’analisi più dettagliata per identificare le voci di spesa che hanno contribuito maggiormente all’incremento e per valutare la loro efficacia nel perseguire gli obiettivi di politica economica.
Un deficit elevato può generare preoccupazioni sui mercati finanziari e limitare la capacità del governo di rispondere a future crisi economiche.
In conclusione, l’andamento del sistema tributario italiano nel terzo trimestre del 2025 presenta un quadro di contrasti: una diminuzione della pressione fiscale affiancata da un aumento del deficit.
Un’analisi più approfondita, che tenga conto dei fattori strutturali e congiunturali sottostanti, è necessaria per valutare le implicazioni di queste dinamiche sulla sostenibilità delle finanze pubbliche e sulla crescita economica del Paese.
La trasparenza e la chiarezza nelle comunicazioni relative alle politiche fiscali sono elementi cruciali per garantire la fiducia dei cittadini e degli operatori economici.





