La custodia cautelare in carcere di Rahed Al Salahat, cittadino kuwaitiano di 48 anni, rimane confermata.
La decisione, emessa dal giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini al termine di un interrogatorio di garanzia svoltosi in videoconferenza con l’istituto penitenziario di Sollicciano, sancisce l’inconmutabilità delle accuse che lo vedono coinvolto nell’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova, incentrata sui finanziamenti a Hamas.
Nonostante le dichiarazioni fornite dall’indagato, durante le quali si è tentato di fornire elementi a propria discolpa, il quadro accusatorio, secondo la magistratura, permane sostanzialmente integro.
La gravità delle accuse, contestate in relazione a presunti reati di finanziamento del terrorismo e associazione alla criminalità organizzata, ha portato il giudice a ritenere sussistenti i presupposti per la permanenza in custodia, al fine di evitare il rischio di fuga e di inquinamento delle prove.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Samuele Zucchini, ha prontamente annunciato l’intenzione di presentare un ricorso al Tribunale del Riesame di Genova, confidando in una rivalutazione della situazione da parte di un’altra giurisdizione.
L’impugnazione si baserà, molto probabilmente, sulla contestazione della sussistenza dei presupposti giustificativi della custodia cautelare e sulla richiesta di misure meno restrittive, come gli arresti domiciliari.
La vicenda ha generato immediate ripercussioni a Firenze, dove il mantenimento della detenzione ha scatenato una mobilitazione di attivisti pro-Palestina.
Un presidio di protesta è stato annunciato per il 3 gennaio, alle ore 15, di fronte al carcere di Sollicciano.
In un messaggio diffuso sui social media, i manifestanti esprimono la loro solidarietà verso Al Salahat e gli altri otto individui arrestati il 27 dicembre, definendo la loro detenzione come un “atto di repressione politica” volto a screditare e ostacolare la Resistenza Palestinese all’interno del panorama italiano.
L’episodio solleva, inoltre, interrogativi più ampi circa i confini della libertà di espressione e di associazione in relazione alle organizzazioni politiche e religiose estere, e il delicato equilibrio tra la necessità di contrastare il terrorismo e la tutela dei diritti fondamentali dei singoli individui.
La vicenda si inserisce in un contesto internazionale complesso, caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche e da una crescente attenzione alle dinamiche finanziarie transnazionali legate a conflitti armati.
La vicenda potrebbe portare ad un approfondimento dei controlli e delle procedure relative ai flussi finanziari destinati a organizzazioni estere, e alla verifica della loro conformità alle normative italiane ed internazionali.








