Maremma: censite 7700 uccelli acquatici, un tesoro da proteggere

Nel cuore della Maremma Toscana, un ecosistema di straordinaria importanza si rivela ogni anno attraverso un’attenta indagine: il monitoraggio delle avifauna acquatica.
Il recente censimento, condotto da Ispra e coordinato dal Centro Ornitologico Toscano per conto della Regione Toscana, ha registrato la presenza di 7700 esemplari di uccelli acquatici, appartenenti a ben 47 diverse specie.
Un dato che, contestualizzato all’interno del più ampio progetto International Waterbird Census (IWC) promosso da Wetlands International, assume un significato cruciale per la comprensione della salute e della dinamica delle zone umide italiane e del bacino del Mediterraneo.
L’indagine, protrattasi tra il 9 e il 26 gennaio, non si limita a una mera quantificazione della popolazione aviaria.

Essa rappresenta un tassello fondamentale per la valutazione dello stato di conservazione di oltre duemila zone umide sparse per l’Italia, fornendo dati comparativi preziosi per il monitoraggio a lungo termine e l’implementazione di strategie di gestione mirate.
La partecipazione di 500 rilevatori esperti e di quasi 1500 collaboratori sottolinea l’impegno comunitario e l’importanza globale di questo sforzo.
Il Parco della Maremma, con la sua ricca mosaico di ambienti, si conferma un hotspot di biodiversità.

Anatre, con oltre 2500 individui, dominano la scena, seguite da oche selvatiche e pavoncelle, che testimoniano l’importanza di praterie umide e aree golenali per la loro riproduzione e svernamento.
L’avvistamento di 490 gru, un tempo considerate rare, evidenzia l’efficacia di interventi di ripristino dell’habitat e di mitigazione dei rischi antropici.

La presenza di 400 pivieri dorati, iconici abitanti delle pianure allagate, e di 150 fenicotteri, con il loro elegante portamento, aggiunge ulteriore valore ecologico al paesaggio.
Non mancano, poi, aironi di diverse specie – oltre 100 esemplari censiti – che, con la loro andatura flemma, scandiscono il ritmo delle acque, insieme a mestoloni, aironi guardabuoi, aironi bianchi maggiori e chiurli.
Un evento particolarmente significativo è stato l’osservazione del tarabuso, un uccello sempre più elusivo nel parco, legato alla presenza di canneti, ambienti sempre più rari.
La sua presenza, seppur limitata a una specifica area del canale essiccatore, testimonia l’importanza di preservare e ripristinare questi habitat specializzati.

Altre specie, come la moretta codona, la moretta tabaccata e le oche lombardelle, aggiungono ulteriore complessità al quadro faunistico del parco, segnalando la varietà di nicchie ecologiche presenti.

Come sottolinea Simone Rusci, presidente del Parco della Maremma, le zone umide non sono semplici bacini d’acqua: rappresentano delle vere e proprie oasi di biodiversità, habitat esclusivi per numerose specie, spesso minacciate o sacrificate in favore di attività antropiche, come l’agricoltura intensiva.
La loro protezione non è solo una questione ambientale, ma anche una questione di resilienza territoriale e di mantenimento dei servizi ecosistemici, come la regolazione idrica, la depurazione delle acque e la mitigazione del rischio idrogeologico.

Il Parco della Maremma si impegna quindi non solo a consolidare le aree umide esistenti, ma anche a crearne di nuove, attraverso progetti di ripristino e di riqualificazione ambientale, consapevoli del ruolo cruciale che queste aree svolgono per la conservazione della biodiversità e per il benessere della comunità locale.
La sfida è quella di conciliare le esigenze umane con la salvaguardia del patrimonio naturale, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile che valorizzi le peculiarità del territorio e preservi la sua identità unica.

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