La tragica strage di Crans-Montana si configura come un caso emblematico che trascende la semplice qualificazione di incidente dovuto a negligenza, richiedendo un’analisi giuridica e morale di profondità.
L’avvocato Alessandro Vaccaro, difensore della famiglia Galeppini, contesta fermamente l’interpretazione della Procura che ipotizza reati colposi, sostenendo con forza l’esistenza di elementi che configurano un dolo eventuale, con implicazioni penali di portata ben superiore.
Il fulcro della questione risiede nella responsabilità dei gestori del locale “Le Constellation”.
Vaccaro argomenta che il comportamento di questi ultimi, permettendo l’afflusso di un numero di minori nettamente superiore alla capienza consentita, impiegando artifici pirotecnici come bengali, e ignorando le basilari misure di sicurezza come vie di fuga adeguate, non può essere interpretato come una mera mancanza di attenzione, ma come una deliberata assunzione di un rischio prevedibile, pur nella consapevolezza delle potenziali conseguenze catastrofiche.
Questo, secondo la sua prospettiva, rientra nella definizione di dolo eventuale e, conseguentemente, configura un reato di omicidio volontario.
Il locale, originariamente un bunker militare riconvertito, amplifica la gravità della situazione.
La sua struttura, intrinsecamente problematica per la sicurezza, è stata trasformata in un ambiente inadatto a ospitare un pubblico giovane e numeroso.
La descrizione delle condizioni interne – un’unica via di uscita, una scala angusta, una porta di sicurezza che si apre verso l’interno, impedendo una fuga rapida in caso di emergenza – dipinge un quadro di totale disprezzo per la sicurezza altrui.
La vicenda rivela inoltre una profonda falla nel sistema di controlli locali.
L’ammissione stessa del sindaco di non aver effettuato controlli per cinque anni solleva interrogativi inquietanti sulla vigilanza delle autorità comunali e sulla loro responsabilità nella prevenzione di simili tragedie.
La consapevolezza diffusa nella comunità locale, che definiva il locale come una vera e propria discoteca nonostante la sua natura di bar con musica, sottolinea una tolleranza pericolosa che ha contribuito a creare un ambiente insicuro.
Oltre alla gestione del locale, l’utilizzo di materiali non conformi, come i pannelli fonoassorbenti infiammabili, e la mancanza di estintori, evidenziano una superficialità inaccettabile nella gestione della sicurezza.
La prossima interlocuzione con il Procuratore Generale di Sion mira a estendere le accuse anche agli enti locali e ai loro rappresentanti, per concorso in omissione di controlli e per la creazione di una situazione di pericolo gravemente compromettente.
La strage di Crans-Montana non è quindi solo una tragedia individuale, ma un campanello d’allarme che impone una revisione radicale delle normative sulla sicurezza dei locali pubblici e una maggiore responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti, dai gestori agli enti locali, per evitare che simili eventi si ripetano.
Il caso richiede una giustizia non solo riparativa, ma anche preventiva, che tuteli la vita e l’incolumità dei giovani.






