L’architetto Mohammad Hannoun, figura centrale dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, ha fornito una dettagliata deposizione durante l’interrogatorio di garanzia davanti alla giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini.
L’interrogatorio, durato circa mezz’ora, ha visto Hannoun difendersi con forza dall’accusa di aver finanziato il movimento Hamas, rivendicando un’attività decennale di raccolta fondi destinata a sostenere iniziative umanitarie in Palestina, concentrandosi sulle aree di Gaza, Cisgiordania e nei campi profughi.
Secondo quanto riferito dai suoi legali, gli avvocati Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo, Hannoun ha descritto il meccanismo di raccolta e distribuzione dei fondi, prestando particolare attenzione alle trasformazioni intervenute dopo gli eventi del 7 ottobre 2023, data che ha segnato un punto di svolta nella situazione socio-politica del territorio.
La sua narrazione mirava a chiarire la natura e la finalità delle attività dell’associazione, distinguendole da qualsiasi forma di supporto diretto o indiretto al movimento Hamas.
L’accusa di essere al vertice di una cellula italiana di Hamas mantiene Mohammad Hannoun in stato di detenzione, come disposto dal provvedimento già eseguito.
La difesa sta valutando le opzioni procedurali, inclusa la possibilità di presentare istanze di revisione della misura cautelare o di ricorso al Tribunale del Riesame.
Nonostante la gravità della situazione, Hannoun ha espresso apprezzamento per il presidio di solidarietà organizzato sotto il carcere di Marassi.
La notizia, appresa tramite la televisione, ha suscitato in lui un senso di conforto, sottolineando, secondo i suoi legali, la sua indole riservata e posata.
Il caso solleva interrogativi complessi sull’equilibrio tra la necessità di contrastare il finanziamento del terrorismo e la tutela delle attività di assistenza umanitaria rivolte a popolazioni in difficoltà, in un contesto geopolitico estremamente delicato e carico di tensioni.
L’indagine si preannuncia cruciale per disporre di una chiara distinzione tra azioni di beneficenza legittime e supporto finanziario a organizzazioni considerate terroristiche, un confine spesso sfumato e difficile da delimitare.







