Un grave episodio di abuso di potere e violenza sessuale ha scosso la comunità sportiva dell’Imperiese, con l’arresto di un rinomato istruttore di savate, un uomo di 62 anni.
L’uomo, figura di riferimento per numerose atlete, è stato inizialmente posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, a seguito di accuse che lo vedono responsabile di violenza sessuale nei confronti di tre giovani praticanti, due delle quali minorenni al momento dei presunti fatti.
La vicenda è venuta alla luce grazie al coraggio di una delle vittime, la cui denuncia ha innescato un’indagine complessa e delicata.
Gli inquirenti, ricostruendo la dinamica degli eventi, hanno potuto delineare un quadro allarmante: un sistema di manipolazione psicologica e abusi che si celava dietro l’apparente paternalismo e l’autorità derivante dal ruolo di allenatore.
Secondo le accuse formulate dagli inquirenti, l’istruttore, sfruttando il profondo ascendente che esercitava sulle sue allieve, ha perpetrato atti di natura sessuale di gravità inaudita, camuffandoli sotto una patina di guida e sviluppo sportivo e professionale.
L’uomo, in una posizione di potere e fiducia, ha abusato della vulnerabilità delle giovani atlete, creando un clima di paura e costrizione che ha profondamente segnato la loro esperienza sportiva e personale.
Durante l’interrogatorio di garanzia, l’indagato ha esercitato il diritto di non rispondere, ma le prove raccolte durante l’indagine, basate su testimonianze e altri elementi, hanno reso necessario l’intervento della giustizia.
In considerazione delle esigenze lavorative dell’indagato, la misura degli arresti domiciliari è stata convertita in un divieto di avvicinamento alle persone offese, con l’applicazione obbligatoria di un braccialetto elettronico per garantire il rispetto di tale limitazione.
Questo caso solleva interrogativi cruciali sul delicato rapporto tra allenatore e atleta, sull’importanza di meccanismi di controllo e segnalazione all’interno delle strutture sportive, e sulla necessità di una maggiore consapevolezza dei segnali di abuso di potere e manipolazione psicologica.
La vicenda mette in luce la vulnerabilità delle giovani atlete, spesso esposte a dinamiche complesse e rischiose, e sottolinea l’urgenza di creare un ambiente sportivo sicuro, trasparente e rispettoso della dignità di ogni individuo.
L’applicazione del braccialetto elettronico rappresenta un tentativo di prevenire ulteriori contatti e proteggere le vittime, ma la guarigione psicologica delle ragazze e la ricostruzione della fiducia nel mondo dello sport richiederanno tempo e un impegno costante da parte di tutti.






