La stagione della Giovine Orchestra Genovese ha segnato un evento significativo con il suo secondo appuntamento, un omaggio a Ludwig van Beethoven interpretato dall’orchestra tedesca Nordwestdeutsche Philharmonie, ensemble di riconosciuta eccellenza proveniente dalla regione natale del compositore.
L’esecuzione, accolta con un caloroso plauso, si è rivelata un’esperienza musicale intensa, frutto di una sinergia palpabile tra i musicisti e il direttore principale Jonathan Bloxham, in carica da breve tempo ma già capace di instaurare un profondo legame con l’orchestra.
Il concerto si è articolato attorno a due pilastri del repertorio beethoveniano: il celeberrimo Concerto per pianoforte e orchestra n. 5, “Impero”, e la monumentale Quinta Sinfonia.
Il solista, Barry Douglas, ha dimostrato una maestria tecnica impeccabile, arricchita da una notevole flessibilità interpretativa.
La sua performance ha saputo cogliere la grandiosità del concerto, mettendo in risalto non solo la potenza del pianoforte nelle sezioni di accompagnamento, ma anche la delicatezza e la ricercatezza del secondo movimento, un Adagio di rara raffinatezza.
L’apprezzamento del pubblico si è tradotto in un meritato bis, un brano di Brahms che ha ulteriormente esaltato l’eleganza della serata.
La Quinta Sinfonia, forse l’opera sinfonica più iconica della storia, ha trovato in Bloxham un interprete appassionato e attento ai dettagli, capace di restituire la complessità e la potenza dell’opera in un quadro sonoro coeso e avvincente.
A incorniciare il nucleo beethoveniano, una composizione di carattere diverso, un’interessante incursione nel panorama contemporaneo: “Riflessioni sull’indifferenza” di Nicola Sani, direttore dell’Accademia Chigiana di Siena.
Originariamente concepita per voce recitante e archi, con un testo di Luigi Pestalozza, l’opera è stata ingegnosamente rielaborata da Sani, sostituendo la voce con il flauto contralto, che assumeva così il ruolo di narratore, mentre l’orchestro, con la sua partitura, esprimeva commenti, sostegno e, a tratti, una contrapposizione suggestiva.
La disposizione degli esecutori sul palcoscenico ha contribuito a creare un’esperienza unica.
Cinque archi si sono posizionati alle spalle del flautista, mentre gli altri, raggruppati a coppie, si sono distribuiti sulle balconate laterali e nella galleria, generando un effetto stereofonico innovativo.
La scrittura per flauto si è focalizzata su una ricerca espressiva che mirava ad avvicinare lo strumento alla voce umana, ponendo una sfida notevole per il solista Eric Lamb, la cui interpretazione, al termine, è stata celebrata insieme al direttore, all’orchestra e al compositore, salito anch’esso sul palco per condividere il successo.
L’esecuzione ha testimoniato una profonda riflessione sulla natura della comunicazione e sull’arte di ascolto, offrendo al pubblico un’esperienza musicale memorabile.






