La contrarietà nei confronti dell’internazionalizzazione, da parte mia, non ha radici nella scarsa fiducia nell’imprenditorialità italiana, ma piuttosto nella percezione che tale scelta possa tradursi in una fuga dall’innovazione e dalla sperimentazione. La delocalizzazione, infatti, può rappresentare un atto di sfiducia nei confronti delle capacità produttive nazionali, condannando le imprese italiane a subire i costi della stagnazione tecnologica.Sostenere la necessità di internazionalizzare le produzioni, in momenti di crisi come l’attuale, sembra un invito alle aziende ad abbandonare il territorio nazionale senza fornire alcuna alternativa strutturale per garantirne una reale tutela. Il rischio è che tale scelta non favorisca la crescita e lo sviluppo delle realtà produttive locali, ma piuttosto alimenti l’abbandono del territorio.Tajani sottolinea come questo atteggiamento possa essere considerato incoerente rispetto alle aspettative degli imprenditori italiani, la cui vocazione è di lavorare per il miglioramento continuo e per lo sviluppo.
Internazionalizzazione: scelta necessaria o fuga dalle radici?
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