La riforma del CdC: un passo avanti? Sì ma anche un grave errore di rotta

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La riforma della Corte dei Conti è un passo avanti importante per garantire l’indipendenza e l’autonomia del giudice contabile, ma le proposte di legge presentate in commissione hanno sollevato preoccupazioni sulla possibile erosione degli equilibri tra i poteri dello Stato. L’Associazione dei Magistrati della Corte dei Conti ha espresso forte critica verso il testo, sottolineando che la riforma stravolgerà gli equilibri esistenti e porterà a un caos organizzativo, ad una progressiva dismissione delle funzioni e a un inevitabile svuotamento dell’autonomia del giudice contabile. L’Associazione ha anche denunciato che la riforma non garantisce al cittadino il diritto di avere un giudice indipendente e autonomo per controllare l’utilizzo dei suoi soldi, ma piuttosto sembra voler tutelare gli interessi politici. In particolare, è stato criticato l’emendamento presentato dalla FdI che rafforza lo scudo erariale per i politici e prevede che amministratori locali che adottino atti già vistati siano sempre considerati in buona fede tranne in casi di dolo o occultamento doloso del danno.Anche il tempo per la prescrizione del diritto al risarcimento è stato interessato da un emendamento dei relatori, che lo ha abbassato a cinque anni. Ma la questione più spinosa è quella della possibile manipolazione degli equilibri tra i poteri dello Stato, con gravi conseguenze per il controllo delle spese pubbliche e sul corretto utilizzo dei soldi dei cittadini.

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