L’eco di Laudomia Bonanni risuona nell’aria, un ponte invisibile che congiunge l’Italia e l’Afghanistan, un faro di speranza per chi, come Somaia Ramish, poetessa afghana, incarna la resilienza e la voce soffocata di un intero popolo.
Ricevere questo prestigioso premio a L’Aquila non è un onore personale, ma un atto di rappresentanza, un grido d’aiuto che si propaga dalle macerie di un Paese devastato.
L’Aquila, città risorta dalle proprie ferite, si offre come scenario emblematico.
La sua storia di ricostruzione, alimentata dalla forza dell’arte, della cultura e della solidarietà, contrasta profondamente con la desolazione che attanaglia l’Afghanistan. Qui, il terremoto non è stato solo naturale, ma politico, un cataclisma ideologico scatenato dai talebani, che hanno sistematicamente cancellato secoli di patrimonio culturale, storico e linguistico, annullando i diritti fondamentali, in particolare quelli delle donne.
Somaia Ramish, con la sua poesia raccolta nel volume “Parole dall’esilio”, testimonia l’abisso in cui precipita l’Afghanistan sotto il regime talebano.
Non si tratta solo di repressione artistica, ma di un annientamento totale della dignità umana, di una negazione dei diritti più elementari.
La sua presenza a L’Aquila è un atto di sfida, una denuncia accorata che chiede a gran voce il sostegno della comunità internazionale.
L’auspicio non è solo di un aiuto materiale, ma di un intervento politico deciso che possa restituire all’Afghanistan la possibilità di un futuro democratico, fondato sul voto e sul rispetto dei diritti.
La condizione dell’esilio, tema centrale nella sua opera, risuona in un contesto italiano segnato da crescenti tensioni e movimenti antigrificazione.
L’esperienza di dover abbandonare la propria terra, di reinventarsi in una nuova società, è una prova durissima, esacerbata dalla difficoltà di integrare e dalla precarietà che spesso accompagna il percorso migratorio.
La scelta di lasciare l’Afghanistan non è stata una decisione volontaria, ma una necessità imposta dalla violenza e dalla mancanza di prospettive.
Questo premio, dedicato a Laudomia Bonanni, non è solo un riconoscimento alla sua poetica e al suo impegno civile, ma anche un monito per non dimenticare le vittime dell’oppressione, per continuare a lottare per un mondo più giusto e inclusivo, dove la cultura sia strumento di dialogo e di ricostruzione, e dove ogni voce possa essere ascoltata e valorizzata.
L’eredità di Bonanni, come quella dell’Afghanistan stesso, risiede nella capacità di trasformare il dolore in arte, la distruzione in speranza, il silenzio in un grido potente e liberatorio.






