Un capitolo complesso e irrisolto si dipana attorno al futuro della Chiesa dei Frati Cappuccini, un edificio di notevole rilevanza storica e architettonica, situato nell’area degli ex Ospedali Riuniti di Bergamo.
La vicenda, iniziata con un’asta nel 2018, si è incanata in una disputa legale che solleva interrogativi cruciali sul diritto di prelazione, sulla libertà religiosa e sulla gestione del patrimonio pubblico.
Inizialmente, l’ASST Papa Giovanni XXIII aveva deciso di dismettere la chiesa attraverso un’asta pubblica, con una base d’asta fissata a 418.700 euro.
L’offerta vincente, pari a circa 450.000 euro, proveniva dall’associazione Musulmani di Bergamo, suscitando immediatamente una reazione da parte della Regione Lombardia.
La preoccupazione, esplicitamente dichiarata dal governatore Attilio Fontana, riguardava il potenziale cambiamento di destinazione d’uso dell’edificio, con l’ipotesi di una trasformazione in luogo di culto islamico.
La Regione, invocando il diritto di prelazione previsto per gli immobili vincolati dal Ministero dei Beni Culturali, decise di esercitare la propria facoltà di acquisto, con una delibera che, successivamente, sarebbe stata contestata.
Per tre anni, nel frattempo, la chiesa era stata concessa in comodato gratuito alla diocesi ortodossa romena, una soluzione temporanea che non risolveva la questione di proprietà.
La giunta regionale, nel maggio 2019, stanziava una cifra di 452.196 euro per riscattare l’edificio, ma l’associazione Musulmani, supportata dall’avvocato Andrea Di Lascio, impugnava la delibera, avviando una complessa battaglia legale che ha attraversato diverse istanze giudiziarie.
La vicenda si è snodata tra il tribunale di Bergamo, la Corte d’Appello di Brescia e, infine, la Cassazione, che ha rimandato il caso nuovamente alla Corte d’Appello di Brescia per un ulteriore esame.
La recente sentenza della Corte d’Appello di Brescia ha rappresentato un punto di svolta, dichiarando la delibera regionale del 2019 “discriminatoria”.
I giudici hanno infatti accertato la validità dell’acquisto del bene da parte dell’associazione Musulmani di Bergamo e hanno condannato la Regione al pagamento delle spese legali, quantificate in circa 32.000 euro.
Questa decisione sottolinea la delicatezza della questione, che tocca principi fondamentali come la libertà religiosa, il diritto di proprietà e l’interpretazione delle norme in materia di beni culturali.
Sebbene la Regione Lombardia abbia annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione, la sentenza della Corte d’Appello di Brescia rappresenta una vittoria legale per l’associazione Musulmani e pone l’attenzione sulla necessità di garantire un equilibrio tra le diverse esigenze e sensibilità presenti nella comunità bergamasca e nella regione.
Il futuro della Chiesa dei Frati Cappuccini rimane incerto, ma la vicenda ha acceso un dibattito cruciale sulle modalità di gestione del patrimonio pubblico e sulla tutela dei diritti di tutti i cittadini.

