La basilica di Santa Maria delle Grazie si è colmata di un silenzio denso, quasi palpabile, a poco più di un’ora dall’inizio del funerale di Chiara Costanzo, la giovane milanese di sedici anni tragicamente spegnata nella devastante sciagura di Crans-Montana.
Un’onda di commozione ha inondato lo spazio sacro, testimoniando la profonda ferita che questa perdita ha inferto alla comunità.
I banchi, gremiti, ospitano un caleidoscopio di volti segnati dal dolore: compagni di scuola, legati da ricordi condivisi e progetti rimasti incompiuti; amici, che la ricordano per il suo sorriso contagioso e la sua vivace personalità; compagne di ginnastica acrobatica, che l’hanno vista volteggiare con grazia e sicurezza, avvolta nella sua tuta bianca, simbolo di leggerezza e di sfida.
Molti hanno scelto di portare con sé un fiore, simbolo di rispetto e di addio, preferendo il candore delle rose bianche o la passione del rosso, accompagnati da gruppi di palloncini bianchi che, al momento dell’ultima benedizione, si sono elevati verso il cielo, portando con sé le loro preghiere e i loro affetti.
L’ingresso della basilica è un tripudio di fiori e di messaggi di cordoglio, un mare bianco e colorato che contrasta con l’oscurità del lutto.
Due fotografie di Chiara, illuminate da un’aura di luce, catturano la sua giovinezza e la sua vitalità.
Sorride, lo sguardo rivolto verso un cielo azzurro, sullo sfondo di un tramonto che sembra sospeso nel tempo.
La camera ardente, allestita presso il Collegio San Carlo, dove la giovane aveva precedentemente studiato, è stata un luogo di raccoglimento e di preghiera, un’occasione per salutare un’anima pura e per ricordare i momenti felici trascorsi insieme.
Parallelamente, nella vicina basilica di Sant’Ambrosio, si sta per celebrare il funerale di Achille Barosi, un’altra giovane vittima del terribile rogo di Capodanno.
Le due cerimonie, separate nello spazio ma unite dal dolore comune, riflettono la profonda tristezza che ha colpito l’intera nazione.
La perdita di Chiara e Achille, e di tutte le altre vite spezzate in quella tragica notte, rappresenta una ferita aperta nel cuore della comunità, un monito doloroso sulla fragilità dell’esistenza e sull’importanza di custodire ogni istante.
Il ricordo di questi giovani, la loro energia e le loro speranze, rimarranno per sempre impressi nella memoria di chi li ha conosciuti, alimentando la speranza in un futuro più sicuro e più giusto.

