A Milano, una contesa silenziosa, ma ormai esplicita, infiamma le strade: le keybox, dispositivi essenziali per la gestione degli alloggi in affitto breve, si trovano al centro di una serrata azione di contrasto da parte delle forze dell’ordine.
In una escalation di rimozioni, circa settanta di queste cassette chiave sono state rimosse, con una concentrazione significativa – ben quaranta – nel cuore del Municipio 5, area che abbraccia la vivace zona dei Navigli.
Questa azione non è un evento isolato, ma il culmine di una decisione politica deliberata.
Il Consiglio comunale, in una seduta del 4 dicembre, ha approvato una modifica al regolamento di polizia urbana, un atto legislativo volto a regolamentare e, di fatto, limitare la proliferazione di keybox e lockbox.
L’intervento legislativo, che rispecchia un percorso già intrapreso da altre importanti città italiane come Roma e Firenze, concede alle autorità competenti la facoltà di rimuovere queste strutture senza necessità di preavviso e senza l’onere di sostenere le relative spese.
La decisione riflette una crescente preoccupazione riguardo all’impatto del turismo breve e della gestione degli alloggi tramite piattaforme digitali sul tessuto urbano e sulla qualità della vita dei residenti.
Sebbene l’affitto breve possa generare benefici economici, spesso si accompagna a problematiche legate all’aumento dei prezzi immobiliari, alla diminuzione dell’offerta di alloggi a lungo termine per i residenti, e a potenziali disagi legati all’alterazione del carattere dei quartieri storici.
Le keybox, pur rappresentando un elemento di praticità per la gestione degli accessi agli alloggi, sono diventate un simbolo tangibile di questa trasformazione urbana.
La loro rimozione, quindi, non è solo una questione di applicazione di una norma, ma un segnale di un dibattito più ampio riguardante la sostenibilità del modello di turismo breve e la necessità di trovare un equilibrio tra sviluppo economico e tutela del patrimonio residenziale e del benessere collettivo.
La sanzione pecuniaria, che varia tra i cento e i quattrocento euro per i responsabili, sottolinea ulteriormente la gravità con cui l’amministrazione comunale intende affrontare la questione.
Il futuro delle keybox a Milano è ora incerto, e la vicenda apre a riflessioni più ampie sulla regolamentazione del mercato degli affitti brevi e sull’impatto del turismo sulla vita delle comunità urbane.




