La Pinacoteca Ambrosiana, scrigno milanese nato per volere di San Carlo Borromeo nel 1607, sta vivendo una stagione di straordinaria apertura e riscoperta, che la proietta al centro dell’attenzione culturale nazionale e internazionale.
Un incremento esponenziale di visitatori – da circa 60.000 a un numero che ha superato il mezzo milione in soli quattro anni, un balzo del 833% – testimonia un successo che va ben oltre la mera popolarità delle sue opere iconiche, come la celebre Canestra di frutta di Caravaggio, il cartone preparatorio della Scuola di Atene e il monumentale Codice Atlantico di Leonardo da Vinci.
L’ascesa della Pinacoteca Ambrosiana non è frutto di un mero colpo di fortuna, bensì il risultato di una governance culturale lungimirante e inclusiva, come sottolinea Antonello Grimaldi, segretario generale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana.
Questa gestione, orientata a garantire la sostenibilità finanziaria, culturale e sociale, si fonda su quattro pilastri fondamentali: la tutela del patrimonio, la sua valorizzazione, l’innovazione metodologica e, crucialmente, una comunicazione efficace e accessibile a un pubblico ampio e diversificato.
Andrea Canova, presidente della Congregazione dei Conservatori, esprime ottimismo per il futuro, pur ammonendo contro l’autocompiacimento.
La sfida, infatti, non è solo raggiungere risultati numerici, ma sviluppare un progetto culturale organico e ambizioso, in grado di onorare la storia millenaria dell’istituzione e di dialogare con la contemporaneità.
In una Milano, città vibrante e cosmopolita, spesso percepita attraverso una lente superficiale, l’Ambrosiana si propone come punto di riferimento per un’interpretazione più profonda e significativa della cultura italiana.
Collaborando attivamente con altre realtà culturali, l’istituzione mira a colmare un vuoto di riflessione e di connessione emotiva, offrendo un’esperienza che trascenda la mera fruizione estetica.
Il successo di iniziative come la mostra di Pietro Terzini, che ha magistralmente accostato arte contemporanea e tradizione, testimonia la capacità dell’Ambrosiana di innovare e di sorprendere.
Analogamente, il riallestimento multimediale della sala dei Fiamminghi, realizzato grazie al contributo di Intesa Sanpaolo, le aperture straordinarie a prezzi accessibili, i concerti, le collaborazioni con Bookcity, Museo City e Orticola, hanno contribuito a creare un ecosistema culturale dinamico e coinvolgente.
Il 2026 si apre con la mostra “Nicola Samorì”, affiancando al cartone di Raffaello le opere di Sidival Fila, frate francescano e artista che reinventa il bello partendo dai materiali di scarto.
La primavera sarà dedicata a “Remake”, un progetto in collaborazione con la Fondazione Rava che vedrà la partecipazione di detenuti di diversi penitenziari italiani e di donne del carcere della Giudecca di Venezia, impegnati nella realizzazione di disegni ispirati al cartone di Raffaello, che verranno poi assemblati in un’opera monumentale dalle dimensioni reali.
A maggio, l’arte del tape artist No Curves arricchirà ulteriormente l’offerta culturale della Pinacoteca Ambrosiana, confermando il suo ruolo di polo culturale aperto all’innovazione, alla sperimentazione e all’inclusione sociale.




