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Pipitone: Milano tra Alienazione, Moda e Sostenibilità

La collezione autunno-inverno di Marcello Pipitone, giovane talento milanese, celebra il suo quinto anniversario di brand con una presentazione incisiva durante la Milan Fashion Week maschile.

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Lungi dall’essere un mero esercizio di stile, la proposta stilistica emerge come un’interpretazione audace e stratificata dell’identità urbana, un’analisi sociologica filtrata attraverso il linguaggio della moda.

L’approccio del designer si traduce in un uso sapiente di tessuti di recupero, con jeans realizzati da una composita miscela di denim riciclato, a testimonianza di un impegno concreto verso la sostenibilità.

Le grafiche, ispirate al mondo di Gran Turismo, non sono semplici decorazioni, ma elementi narrativi che amplificano il concetto cardine della collezione: l’alienazione e la frammentazione dell’esperienza urbana.

Il capo icona, una maglietta che giustappone la parola “Madonna” e un profilo stilizzato del Duomo, è un atto di provocazione.
L’utilizzo del font evocativo di un marchio di sigarette eleva la maglietta a simbolo di una critica corrosiva: un’accusa velata all’inquinamento atmosferico che offusca la vista della Madonnina, emblema spirituale di Milano.

Il video che accompagna la collezione cattura l’essenza di questa alienazione.

Si tratta di un flusso di immagini che ritraggono i milanesi in fuga, sopraffatti dall’ondata di turismo di massa, un fenomeno che Pipitone definisce “Gran Turismo” nel senso più ampio del termine – un’esasperata ricerca di esperienze che svuota la città della sua anima, dei suoi abitanti.

L’estetica è caratterizzata da un dinamismo frenetico, da sgommate che macchiano i capi e da pattern che suggeriscono una corsa sfrenata, un’immagine che riflette la perdita di controllo e la saturazione sensoriale.
Per Marcello Pipitone, il mondo contemporaneo è un caleidoscopio di contraddizioni, un palcoscenico dove la moda stessa rischia di essere una mera finzione.
La sua coerenza si radica in un approccio onesto e diretto, che rifiuta le narrazioni edulcorate per affrontare la responsabilità di produrre beni in modo etico e sostenibile.
La critica alla sua città natale non è un atto di distruzione, ma un desiderio di riscatto: un auspicio per una Milano più viva, capace di ritrovare il suo equilibrio tra periferia e centro, tra abitanti e visitatori.
Una città che, anche di notte, non sia un deserto di luci artificiali, ma un luogo pulsante di vita autentica.

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