Monsignor Nogaro: Un Vangelo di Strada e Speranza

La partenza di monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, si è trasformata in un atto di memoria collettiva, un canto di speranza e un grido di impegno.
L’immagine di migranti che portavano a spalla la sua bara, mentre si intonava “Bella Ciao”, ha risuonato come un’eco di quella vicinanza profonda e incondizionata che l’uomo ha dedicato agli ultimi, ai marginalizzati, a coloro che la società spesso preferisce ignorare.

Il rito funebre, celebrato nel Duomo di Caserta, è stato illuminato dall’omelia del cardinale Mimmo Battaglia, che ha delineato il profilo pastorale di monsignor Nogaro con una lucidità commovente.
Più che un addio, l’assemblea ha vissuto un momento di ascolto intenso, un silenzio non vuoto ma permeato dalla presenza di un testimone eccezionale, di un profeta che ha saputo incarnare il Vangelo con una coerenza incrollabile.
Un silenzio che rimanda a quell’abbandono in mani divine di un uomo che non ha semplicemente spiegato il messaggio evangelico, ma lo ha fatto proprio, vivendolo pienamente e senza compromessi.
Monsignor Nogaro non ha filtrato il Vangelo attraverso il filtro della prudenza o del convenienza.

Ha affrontato la realtà con coraggio, senza edulcorazioni, senza cercare la via più facile.
In una terra segnata da ferite profonde, ha visto i volti spezzati dalla violenza, le storie di famiglie schiacciate dall’illegalità, la disumanizzazione delle donne vittime di sfruttamento e la disperazione dei giovani privati del diritto a un futuro.

Davanti a queste sofferenze, non si è distanziato, non ha eretto barriere.
Ha scelto di non voltare lo sguardo, di abbracciare la compassione come guida.
La sua lotta contro la camorra non è stata un atto di ostilità gratuita, ma un imperativo morale derivante dalla sua profonda fede.
Per lui, il Vangelo è incompatibile con la logica della sopraffazione, con la paura, con ogni forma di dominio sull’altro.
La difesa di don Peppe Diana, e la successiva salvaguardia della sua memoria, sono state espressioni concrete di questo impegno, un atto di coraggio contro chi voleva manipolare e distorcere la verità.
Monsignor Nogaro ha saputo dare voce a chi non ce l’aveva, ha protetto i fragili, ha denunciato le ingiustizie, incarnando un modello di pastorale sociale profondamente radicato nel messaggio di Gesù.

La sua eredità non è fatta di parole, ma di azioni, di una vita interamente dedicata al servizio del prossimo, un esempio luminoso per tutti coloro che credono in un mondo più giusto e fraterno.

Il canto di “Bella Ciao”, in questo contesto, si è fatto allora suono di speranza e di rinnovato impegno, un invito a proseguire la sua opera a favore degli ultimi e a contrastare ogni forma di ingiustizia.

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