Truffa INPS: schema fraudolento scoperto a Centuripe

Un sofisticato schema di frode, orchestrato a Centuripe, in provincia di Enna, ha portato all’illegittima acquisizione di 230.000 euro in indennità di disoccupazione dall’INPS.

Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria (PEF) della Guardia di Finanza, hanno portato alla denuncia della titolare di un’azienda agricola, accusata di truffa aggravata ai danni dello Stato, mediante l’ottenimento fraudolento di risorse pubbliche destinate al sostegno del reddito.
L’indagine ha disvelato un meccanismo complesso, volto a generare artificiosamente il diritto all’indennità di disoccupazione per un numero complessivo di 8.199 giornate lavorative, attribuite a presunti lavoratori inesistenti o, quantomeno, non operanti come dichiarato.

Il sistema prevedeva un’apparente retribuzione dei dipendenti tramite bonifici bancari, un adempimento formale volto a simulare una regolare attività lavorativa e a non destare sospetti.

Tuttavia, immediatamente successivo al bonifico, i dipendenti prelevavano la somma in contanti, restituendola poi alla titolare dell’azienda.

Questo circolo vizioso permetteva alla titolare di recuperare integralmente le risorse finanziarie destinate ai dipendenti, mentre questi ultimi, contemporaneamente, accumulavano artificialmente le “giornate lavorative” necessarie per accedere all’indennità di disoccupazione, finanziata dall’INPS.

L’accusa sostiene che l’operazione non si sia trattata di un’azione isolata, ma di un piano sistematico e premeditato, volto a eludere i controlli e a sottrarre risorse al sistema di welfare.

Il comportamento della titolare, configurando un atto di condotta fraudolento, ha compromesso l’integrità del sistema di sostegno al reddito, privando potenzialmente chi ne avesse realmente bisogno.

Le indagini proseguono per accertare la possibile esistenza di ulteriori complici coinvolti nell’organizzazione e nell’esecuzione del piano fraudolento, e per quantificare con precisione l’entità del danno arrecato all’erario.
Il caso solleva interrogativi significativi sulla necessità di rafforzare i controlli e i meccanismi di verifica nell’erogazione delle prestazioni sociali, al fine di prevenire e reprimere fenomeni di questo genere.

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