La galleria In Via Cluverio Officina, a Palermo, ospita un evento che trascende la semplice esposizione d’arte: una doppia personale dal titolo evocativo, “Il Potere”, che intreccia l’eredità di Momò Calascibetta e la contemporaneità dello sguardo fotografico di Eleonora Orlando.
Un dialogo inatteso, orchestrato dalla curatrice Josephine Flasseur, che ambisce a svelare le dinamiche complesse del potere attraverso l’espressione artistica, declinandole in forme tanto diverse quanto complementari.
Momò Calascibetta, figura imprescindibile dell’arte siciliana e italiana, ci lascia un’impronta indelebile.
Pittore prolifico, attivo fin dalla tenera età, ha costantemente interrogato la realtà con uno sguardo irriverente, spesso venato di malinconia e un profondo senso di giustizia.
La mostra offre l’opportunità di ammirare opere inedite, tra cui “L’ultima scena” (2022), un vasto lavoro su carta che testimonia la sua costante ricerca espressiva e il suo impegno civile.
Dalla satira pungente di “Comiso Park”, che denunciava la militarizzazione del territorio, al “Giardino delle delizie”, specchio impietoso dei vizi e delle virtù della società contemporanea, fino alla cruda forza evocativa di disegni come “Codice a barre”, Calascibetta ha utilizzato il suo talento per smascherare ipocrisie e denunciare ingiustizie.
Il suo lavoro, profondamente radicato nel contesto siciliano ma proiettato verso una dimensione universale, dialogava con intellettuali come Sciascia, Consolo e Bufalino, condividendo con loro una sensibilità acuta verso le contraddizioni del potere.
Parallelamente, le fotografie di Eleonora Orlando, allieva della celebre Letizia Battaglia, offrono una prospettiva contemporanea, un’indagine intima e introspettiva sulla condizione umana.
Dopo un lungo percorso formativo ed espositivo tra Francia e Canada, Orlando è tornata a Palermo, portando con sé una visione matura e una profonda consapevolezza del ruolo dell’arte come strumento di testimonianza e denuncia.
Le sue immagini, spesso evocative e cariche di simbolismo, catturano momenti fugaci, dettagli significativi, sguardi intensi, rivelando la complessità del reale e invitando lo spettatore a una riflessione critica.
Il premio ottenuto alla Widc Women Artists Exhibition in Turchia sottolinea il suo talento e la sua capacità di creare opere d’arte che trascendono i confini geografici e culturali.
Josephine Flasseur, curatrice francese, spiega come la scelta del tema del potere sia nata dalla sua convinzione che l’arte debba avere una dimensione politica, un impegno civile.
“In quanto francese – afferma – ho sempre interiorizzato l’idea che l’arte debba essere politica.
” La mostra non è quindi un semplice confronto tra due artisti, ma un’occasione per esplorare le diverse sfaccettature del potere, attraverso linguaggi artistici differenti ma accomunati da una profonda sete di libertà e un incrollabile impegno etico.
Il potere, in questa visione, non è solo una forza oppressiva, ma anche uno strumento di cambiamento, un motore di bellezza e un elemento unificante.
La bellezza, come affermava Calascibetta, ha il potere di scuotere le coscienze e di creare ponti tra culture e individui.
La mostra, con le sue quasi cento opere, si propone di essere un’esperienza emotiva e intellettuale, un invito a riflettere sul ruolo dell’arte nella società e sulla responsabilità degli artisti di fronte alle sfide del nostro tempo.








