Un monito urgente alla coscienza collettiva e alle istituzioni globali è stato emesso congiuntamente dalla Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace, guidata da Flavio Lotti, e dal Centro Diritti Umani Antonio Papisca dell’Università di Padova, presieduto da Marco Mascia.
L’azione militare statunitense contro il Venezuela non è un evento isolato, bensì un sintomo preoccupante di un sistema internazionale in crisi profonda, un paradigma di forza che sovverte i principi fondamentali che dovrebbero governare le relazioni tra gli Stati.
L’episodio venezuelano si configura come una palese violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, un’audace sfida alla legalità che ne mina le fondamenta stesse.
Qualsiasi tentativo di giustificare tale azione come “intervento difensivo”, come purtroppo espresso da alcune voci governative, costituisce un pericoloso precedente che legittima l’uso della forza al di fuori dei meccanismi previsti dal diritto, esponendo il nostro paese, e l’intera comunità internazionale, a un futuro di instabilità e conflitto.
La reticenza dell’Unione Europea, limitata a richieste di “moderazione”, non fa che rafforzare questa spirale autodistruttiva, consolidando una politica del doppio standard che mina la credibilità delle istituzioni europee.
La silenziosa accettazione di questa aggressione, con le sue tragiche conseguenze in termini di vite umane e distruzione, apre la strada a un’escalation di violenza imprevedibile.
Implica, di fatto, una tacita approvazione di altre situazioni analoghe, come l’invasione russa dell’Ucraina o la devastante campagna militare israeliana a Gaza, riducendo i principi del diritto internazionale a mera retorica.
Si tratta di un attacco diretto al multilateralismo, un’affermazione del primato unilaterale degli Stati Uniti, un’umiliazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che resta l’unica autorità legittima per la promozione della pace e della sicurezza globale.
L’assenza di un quadro normativo internazionale applicabile con equità ed efficacia rischia di trasformare il mondo in un campo di battaglia senza regole, un ambiente dominato da logiche di potere e militarismo, dove le guerre diventano strumenti di politica e la corsa agli armamenti divora risorse preziose.
Un simile scenario non è semplicemente indesiderabile, ma intrinsecamente instabile, un barile di polvere pronto a esplodere e a travolgere intere generazioni.
La mera dichiarazione di intenti, come quella che ci è stata presentata, è insufficiente.
Un cambiamento radicale richiede un’azione collettiva, un’ondata di mobilitazione popolare che trascenda confini e ideologie, una riappropriazione consapevole dei valori di giustizia, solidarietà e rispetto del diritto internazionale.
È necessario promuovere un dialogo costruttivo, sostenere le organizzazioni che difendono i diritti umani e denunciare ogni forma di aggressione e violenza.
La speranza di un futuro pacifico risiede nella nostra capacità di tradurre l’indignazione in azione, di trasformare la protesta in un movimento globale per la pace e la giustizia.






