L’avvento dell’intelligenza artificiale nel settore agricolo non dovrebbe configurarsi come una sostituzione del lavoro umano, bensì come un potente strumento di potenziamento e valorizzazione del ruolo dell’agricoltore, custode del territorio e produttore di eccellenze.
Questa visione, espressa dal deputato Aldo Mattia, responsabile del dipartimento Agricoltura di Fratelli d’Italia, emerge in un contesto di crescente dibattito sull’impatto dell’IA sull’economia e sulla società, come sottolineato durante l’evento “L’infrastruttura di sistema dell’AI”, promosso da Federimpreseuropa ed Enia.
La sfida cruciale per il futuro del Made in Italy risiede nella capacità di integrare l’innovazione tecnologica in un modello agricolo sostenibile e resiliente.
L’ottimizzazione dell’utilizzo di risorse essenziali come fertilizzanti e sementi, resa possibile dall’analisi predittiva e dall’apprendimento automatico, permette di massimizzare la resa produttiva, riducendo al contempo l’impronta ambientale e contrastando la crescente diffusione di alimenti derivati da processi sintetici.
L’agricoltura di precisione, alimentata da algoritmi intelligenti, rappresenta un’opportunità per recuperare la competitività delle filiere tradizionali, incrementandone l’efficienza, garantendo una maggiore trasparenza lungo la catena del valore e rafforzando il legame tra prodotto e territorio.
In un’epoca segnata da cambiamenti climatici sempre più evidenti e da una crescente scarsità idrica, l’IA si rivela uno strumento indispensabile per una gestione oculata e responsabile delle risorse idriche.
Sistemi di irrigazione intelligenti, capaci di calcolare con precisione il fabbisogno idrico delle colture in tempo reale, minimizzano gli sprechi e assicurano la tenuta economica delle aziende agricole, anche in periodi di prolungata siccità, preservando la vitalità del settore.
Tuttavia, l’implementazione di queste tecnologie non può essere lasciata indiscriminatamente al libero arbitrio dei grandi colossi tecnologici.
È imperativo definire confini etici e normativi precisi per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in agricoltura.
Il rischio di una concentrazione monopolistica dei dati agricoli e ambientali nelle mani di poche aziende globali, con conseguente alterazione del potere economico e della sovranità alimentare, deve essere attentamente prevenuto.
Lo Stato ha il dovere di garantire un accesso equo alla tecnologia, promuovendo la formazione di competenze specifiche e sostenendo la ricerca pubblica.
L’algoritmo non deve diventare un nuovo despota, un elemento di controllo e dipendenza, ma uno strumento regolato, trasparente e democraticamente gestito, a tutela della libertà economica delle imprese agricole e della salvaguardia del patrimonio agroalimentare italiano.
In sintesi, l’intelligenza artificiale deve essere al servizio dell’agricoltura, e non viceversa, per assicurare un futuro sostenibile e prospero per il nostro Paese.







