lunedì 19 Gennaio 2026

La Spezia, un padre parla: sicurezza a scuola e crisi sociale.

La recente tragedia che ha colpito La Spezia, con l’uccisione di un giovane studente, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nelle scuole e sulla crescente ondata di violenza che permea la società.
L’iniziativa del Ministro Valditara di introdurre metal detector come strumento di controllo rappresenta un primo passo, un segnale tangibile di attenzione a un problema urgente.
Tuttavia, come sottolinea con lucidità Don Maurizio Patriciello, figura di riferimento nella lotta alla criminalità organizzata e promotore di un approccio pastorale incentrato sulla riabilitazione, una misura tecnologica, per quanto necessaria, non può essere considerata una soluzione esaustiva.
La vera sfida risiede nella ricostruzione di un tessuto sociale capace di trasmettere valori positivi, un antidoto alla spirale di violenza che sembra avvolgere anche gli ambienti scolastici.
L’episodio, e le parole del padre del giovane accusato, offrono uno spunto di riflessione profondo: una disperazione che si manifesta in un atto efferato, una ricerca distorta di esperienze che rivela una mancanza di modelli di riferimento sani, di guida morale, di amore incondizionato.

Non è sufficiente limitarsi a impartire moniti verbali; l’esempio pratico è la chiave per influenzare positivamente le nuove generazioni.

Un genitore che denuncia i pericoli del fumo mentre stesso fumatore, un adulto che condanna l’uso di sostanze stupefacenti pur cedendo a comportamenti analoghi, un individuo che biasima la violenza verbale mentre la perpetua, crea una frattura insanabile tra ciò che si dice e ciò che si fa, minando l’efficacia di qualsiasi tentativo educativo.
La scuola, dunque, non può essere isolata dal contesto familiare e comunitario.
È necessario un impegno corale, che coinvolga istituzioni, associazioni, corpi sportivi e, soprattutto, le famiglie.

Si tratta di promuovere modelli di comportamento virtuosi, di rafforzare il senso di responsabilità e di favorire un clima di rispetto e di fiducia.
La Chiesa, con il suo ruolo di guida spirituale e di sostegno sociale, ha una responsabilità particolare in questo senso.
L’introduzione dei metal detector può offrire una sensazione di sicurezza immediata, ma la vera sicurezza si costruisce con l’educazione, con la testimonianza di adulti consapevoli e con la promozione di valori che celebrino la vita e la dignità umana.

Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di utilizzarla come strumento complementare a un’azione pedagogica più ampia e profonda, che sappia riconnettere le giovani generazioni a un senso di appartenenza e di speranza.

La resilienza delle nostre comunità dipende dalla nostra capacità di offrire ai ragazzi un futuro degno di essere vissuto.

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