Nel cuore di Mantova, un atto di contestazione ha interrotto la quiete di Palazzo Te, la sontuosa residenza progettata da Giulio Romano e testimonianza del fasto dei Gonzaga.
Quattro membri del collettivo No food No science hanno varcato i cancelli della reggia, portando con sé striscioni che urlano una denuncia e sacchi di farina bianca, riversandola sulla pregiata pavimentazione della Sala dei Giganti, uno spazio carico di storia e di arte.
L’azione, rapida e mirata, ha immediatamente attirato l’attenzione, interrompendo il flusso dei visitatori e innescando l’intervento delle forze dell’ordine.
I responsabili sono stati prontamente identificati e deferiti per imbrattamento di beni culturali e per aver organizzato una manifestazione non autorizzata, un atto che viola le normative che tutelano il patrimonio artistico.
L’azione non è un evento isolato, ma si inserisce in un quadro di crescente tensione tra il collettivo animalista e le istituzioni.
La protesta si rivolge contro una specifica industria alimentare, ritenuta partecipe alla Fondazione Palazzo Te e accusata di pratiche crudeli e disumane nei confronti degli animali.
Questa azienda, finanziando la gestione della reggia per conto del Comune, è vista dagli attivisti come complice di un sistema di sfruttamento e sofferenza che non può rimanere impunito.
L’atto di Palazzo Te riprende una strategia di protesta già sperimentata in precedenza.
Memorie di un’azione del 6 gennaio dell’anno precedente, quando un quadro di Picasso, esposto nella stessa location, venne colpito da un lancio di letame, seppur protetto da una barriera di vetro, riportano alla luce la determinazione e la radicalità del gruppo No food No science.
L’azione, pur generando disapprovazione e ripercussioni legali, solleva interrogativi profondi.
Oltre al tema della tutela del patrimonio artistico e alla legittimità delle forme di protesta, emerge con forza la questione dei diritti degli animali, un dibattito sempre più acceso nella società contemporanea.
La scelta di colpire un luogo simbolo come Palazzo Te, espressione di potere e di bellezza, amplifica il messaggio di dissenso e la volontà di scuotere le coscienze, forzando una riflessione critica sulle responsabilità del consumo alimentare e sul nostro rapporto con il mondo animale.
L’apertura al pubblico della reggia, nonostante l’atto vandalico, testimonia la volontà di non cedere alla pressione della protesta, ma non fa venir meno la necessità di confrontarsi con le ragioni che la alimentano.







