Le autorità italiane, in un’azione coordinata che coinvolge la Polizia e il Corpo delle Guardia di Finanza, hanno effettuato un’ispezione approfondita presso la sede milanese dell’associazione “Cupola d’Oro”.
Questa operazione si colloca all’interno di un’indagine più ampia, denominata in sede di Procura, che ha portato all’arresto di nove individui sospettati di aver finanziato il gruppo terroristico Hamas.
La sede dell’associazione, situata in via Venini, in una zona strategica tra viale Monza e la stazione centrale di Milano, è contraddistinta da una bilingue insegna – in arabo e in italiano – che ne dichiara la missione come “Associazione benefica di solidarietà con il popolo Palestinese”.
Questa denominazione, apparentemente innocua, si rivela ora al centro di un’indagine complessa che mira a smascherare presunti collegamenti con attività illecite.
Al cuore dell’inchiesta, gestita dalla Distaccatura Antimafia e Antiterrorismo di Genova (DDA), vi è la figura di Khalid Abu Deiah, attuale legale rappresentante dell’associazione.
A suo carico, infatti, è stata formulata l’accusa di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo terroristico, in riferimento al gruppo Hamas.
L’implicazione di un avvocato, figura istituzionale per definizione, nella presunta rete di supporto finanziario a un’organizzazione terroristica, aggiunge un elemento di gravità e complessità all’indagine.
L’operazione non si limita a una mera verifica formale; si tratta di un’indagine volta a ricostruire i flussi finanziari che avrebbero permesso a Hamas di operare e ricevere supporto logistico.
Gli inquirenti stanno esaminando attentamente la contabilità dell’associazione, le sue attività di raccolta fondi, le destinazioni dei contributi e i rapporti con altre organizzazioni, sia in Italia che all’estero.
L’associazione “Cupola d’Oro”, ufficialmente impegnata in attività di assistenza umanitaria e di sostegno al popolo palestinese, ha operato per anni in un contesto di crescente attenzione da parte delle autorità, a causa della sensibilità che caratterizza il tema del conflitto israelo-palestinese e della necessità di contrastare il finanziamento del terrorismo.
L’inchiesta solleva interrogativi importanti sul ruolo delle associazioni di beneficenza, sulla necessità di un controllo più stringente delle attività finanziarie che si configurano come potenziali canali di supporto a organizzazioni considerate terroristiche e sulla complessità di bilanciare la libertà di espressione e di azione con l’imperativo della sicurezza nazionale.
Le indagini in corso mirano a fare luce su queste dinamiche, ricostruendo il quadro completo di una presunta rete di finanziamento che coinvolgerebbe individui e organizzazioni operanti in Italia.







