domenica 22 Febbraio 2026

Milano, tregua dall’inquinamento: restrizioni revocate, ma allarme in Lombardia

La sospensione delle limitazioni temporanee per la qualità dell’aria, introdotte in provincia di Milano a seguito di picchi di inquinamento da PM10, segna un sollievo temporaneo per la popolazione.

Due giorni consecutivi di concentrazioni inferiori alle soglie stabilite hanno permesso di revocare le misure emergenziali, un indicatore positivo che suggerisce una breve tregua nella lotta all’inquinamento atmosferico.

Tuttavia, la situazione rimane critica in altre aree della Lombardia, in particolare nelle province di Cremona e Monza, dove i livelli di PM10 continuano a superare i limiti di legge, mantenendo attive le restrizioni già in vigore.

L’efficacia delle misure antinquinamento è strettamente legata alla dinamicità delle condizioni meteorologiche e alle emissioni antropiche, un equilibrio delicato che richiede un monitoraggio costante e una risposta flessibile.

La revoca delle limitazioni a Milano non deve essere interpretata come una vittoria definitiva, ma piuttosto come un momento di pausa che richiede una riflessione più ampia sulle cause profonde dell’inquinamento atmosferico e sulla necessità di strategie a lungo termine.
Le aree ancora interessate dalle restrizioni, in linea con i protocolli di emergenza, vedono applicate misure rigorose volte a mitigare l’impatto sulla salute pubblica.

Queste includono il divieto di utilizzo di sistemi di riscaldamento domestici alimentati a legna di classe energetica inferiore a tre stelle, una scelta mirata a ridurre le emissioni derivanti da combustioni inefficienti.
Parallelamente, viene imposto un divieto di spandimento dei liquami zootecnici, pratica che contribuisce significativamente all’inquinamento dell’aria e del suolo.

Per quanto riguarda il settore residenziale, la riduzione di un grado delle temperature massime consentite negli ambienti riscaldati rappresenta un intervento volto a incentivare un consumo energetico più responsabile.

Infine, il divieto di combustioni all’aperto, un focolaio potenziale di emissioni particolate, mira a proteggere la qualità dell’aria in aree pubbliche e private.

Nelle aree densamente popolate e in quelle che hanno volontariamente aderito a protocolli più stringenti, il quadro delle limitazioni si fa ancora più complesso con l’introduzione di restrizioni alla circolazione dei veicoli.

Il divieto di circolazione, esteso ai veicoli a benzina fino alla classe Euro 1 e ai veicoli diesel fino alla classe Euro 4, anche se dotati di filtri antiparticolato (FAP) e aderenti a servizi di incentivazione come Move-In, mira a ridurre le emissioni del parco veicolare circolante.
Questa misura, sebbene impopolare, evidenzia l’urgenza di accelerare la transizione verso una mobilità più sostenibile, promuovendo l’utilizzo di veicoli a basse emissioni o alternative di trasporto pubblico e condiviso.

La complessità delle deroghe legate alla presenza di FAP e all’adesione a servizi di incentivazione sottolinea la necessità di una regolamentazione più chiara e uniforme, al fine di evitare confusione e garantire l’effettiva efficacia delle misure adottate.

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