mercoledì 14 Gennaio 2026

Maxi-Processo Mafia: 62 Condanne e 500 Milioni di Euro Sequestrati

Il verdetto che emerge dall’aula bunker del carcere di Opera segna un capitolo significativo nella lotta alla criminalità organizzata in Lombardia.
Il giudice Emanuele Mancini, al termine del rito abbreviato, ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di 62 imputati, infliggendo pene fino a 16 anni di reclusione, contestando l’associazione mafiosa transnazionale.
Questo maxi-processo, nato dall’inchiesta Hydra della DDA di Milano, ha rivelato una struttura complessa e ramificata, caratterizzata da una collusione senza precedenti tra Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra, un’alleanza volta a permeare il tessuto economico e sociale della regione.

Il giudizio si è basato su un’approfondita attività di indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, supportata da collaborazioni giudiziarie cruciali, le cosiddette “pentite”, che hanno contribuito a ricostruire la struttura interna e i meccanismi operativi del sistema criminale.
La sentenza, pur rappresentando una vittoria per la giustizia, fa seguito a un percorso giudiziario accidentato, segnato da iniziali decisioni del giudice per le indagini preliminari Tommaso Perna, che avevano rigettato gran parte delle misure cautelari, poi ribaltate dai gradi di Riesame e Cassazione.
La figura centrale della condanna, con 16 anni di reclusione, è Massimo Rosi, considerato un elemento di spicco della ‘ndrangheta, la quale emerge come forza trainante di questo sodalizio criminale.
Nonostante le 62 condanne e i 45 imputati destinati al processo ordinario, il verdetto ha visto anche l’assoluzione di 18 persone e la patteggiamento di ulteriori 9.
Un numero significativo di imputati, 11, era già stato prosciolto nella fase preliminare.
La portata della sentenza si estende ben oltre le condanne penali, con un impatto finanziario di rilevanza nazionale.
Il giudice Mancini ha disposto confische per un valore complessivo di quasi mezzo miliardo di euro, una cifra destinata a crescere se la sentenza dovesse confermare la sua validità in appello.
In particolare, sono stati ordinati sequestri per 225 milioni di euro già intercettati in precedenza, ritenuti frutto del sistema mafioso lombardo.

A questi si aggiungono ulteriori confische per 218 milioni di euro, legate a presunti crediti Iva fittizi riconducibili ai fratelli Abilone, e ulteriori 10 milioni di euro.
Il verdetto riconosce inoltre il diritto al risarcimento per le parti civili, tra cui enti pubblici come il Comune e la Regione Lombardia, e associazioni come Libera e WikiMafia, con un’immediata esecuzione provvisoria di 10.000 euro per ciascuna di esse.

Questa decisione sottolinea la consapevolezza del danno arrecato dalla criminalità organizzata alla collettività e la necessità di garantire un adeguato risarcimento alle vittime.
L’inchiesta Hydra, e la sentenza che ne è derivata, rappresenta un tassello fondamentale nella strategia di contrasto alla criminalità organizzata, evidenziando la necessità di un approccio sinergico tra forze dell’ordine, magistratura e società civile per smantellare i tentacoli della mafia e proteggere i valori democratici.

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