Nel contesto di un’apparente, e tuttavia fragile, apertura a un accordo tra Palestina e Israele, la città di Alessandria, come molte altre, si fa voce per la giustizia e la solidarietà, mantenendo alta l’attenzione sulla persistente sofferenza nel Medio Oriente.
Un presidio, organizzato dal coordinamento regionale per la Palestina, si è radunato in Piazza Garibaldi, un atto di resistenza simbolica di fronte a una realtà segnata da continui, seppur attenuati, atti di violenza.
Le recenti notizie di un possibile cessate il fuoco non hanno placato i bombardamenti, che continuano a mietere vittime a Gaza, in Libano e nella Cisgiordania, come testimoniato dal tragico bilancio di diciannove decessi nella Striscia, solo nelle ultime ventiquattro ore.
Questa prosecuzione delle hostilities solleva interrogativi profondi sul reale impegno per la pace e sulla responsabilità dei governi occidentali, spesso accusati di complicità attraverso forniture di armamenti e supporto diplomatico incondizionato.
Il presidio non è solo una manifestazione di protesta, ma un’affermazione di impegno a proseguire la lotta per la liberazione della Palestina, per una pace fondata sulla giustizia sociale e l’equità.
La prospettiva di un futuro pacifico non può prescindere dalla piena autodeterminazione del popolo palestinese, dalla fine dell’occupazione e dal riconoscimento dei suoi diritti fondamentali.
Parallelamente, a Novi Ligure, il Comitato Novi per Gaza ha acceso un faro di consapevolezza, rifiutando l’inerzia e il silenzio.
Dorina Izzi sottolinea l’importanza di contrastare l’oscuramento della verità, di non permettere che la complessità e la tragicità della situazione siano ridotte a meri titoli di cronaca.
La paura serpeggia tra gli attivisti: la possibilità che i profughi palestinesi siano temporaneamente ammessi nelle loro case, ormai ridotte in macerie, per poi essere nuovamente bersaglio di attacchi, alimenta la diffidenza.
La figura di Netanyahu incarna questa diffidenza.
La sua storia è segnata da promesse mancate e dalla rottura, nel febbraio 2024, di un precedente accordo, un precedente che mina la credibilità di qualsiasi futura iniziativa di pace.
La necessità di un cambiamento radicale di approccio, di un impegno reale per il dialogo e la riconciliazione, appare più urgente che mai.
La liberazione della Palestina, per molti, non è solo una questione politica, ma un imperativo morale, un atto di solidarietà umana di fronte a un’ingiustizia prolungata e devastante.
La vigilanza e la mobilitazione continuano, alimentate dalla speranza di un futuro di pace e dignità per il popolo palestinese.


