L’incompiutezza protratta dell’autostrada Asti-Cuneo si rivela, alla luce di un’analisi approfondita, una ferita economica e territoriale ben più grave di quanto inizialmente percepito.
Le stime di Confindustria Piemonte suggeriscono un danno complessivo che supera i 325 milioni di euro, una cifra che incide profondamente sul potenziale di crescita del territorio e che, paradossalmente, si avvicina al costo di realizzazione della tratta finalmente conclusa.
Questa discrepanza sottolinea l’inaccettabile costo opportunità di ritardi infrastrutturali, un costo che grava sulle imprese, i cittadini e l’ambiente circostante.
La problematica Asti-Cuneo non è un episodio isolato, ma un campanello d’allarme che evidenzia la fragilità di un sistema infrastrutturale non pienamente sviluppato.
L’impegno costante di Confindustria Cuneo, testimoniato dall’azione instancabile del suo predecessore, Franco Biraghi, dimostra la consapevolezza della cruciale importanza delle infrastrutture per un territorio come il cuneese, fortemente vocato all’export e alla produzione industriale.
La carenza di collegamenti efficienti ha infatti ostacolato la competitività delle imprese, limitando l’accesso ai mercati e incrementando i costi logistici.
Il ritardo nell’implementazione di questa infrastruttura strategica non si è tradotto in una mera inattività, ma in una perdita concreta di opportunità di sviluppo e in un aumento dei rischi per la tenuta economica del territorio.
L’inaugurazione della tratta completata offre un’occasione cruciale, non solo per celebrare un risultato, ma per un’analisi critica e disincantata delle conseguenze negative derivanti dalle opere incompiute.
Giuliana Cirio, direttore generale, sottolinea con prudenza ma con dati concreti, come il mancato completamento di un’infrastruttura strategica possa compromettere la sostenibilità di un intero ecosistema economico e sociale.
Questa lezione, per essere realmente utile, deve tradursi in un cambio di paradigma nella pianificazione e realizzazione delle opere pubbliche.
È necessario superare logiche burocratiche farraginose e procedure complesse che dilatano i tempi di realizzazione, adottando approcci più agili e partecipativi.
La digitalizzazione dei processi, la semplificazione delle autorizzazioni e la promozione di una cultura della responsabilità sono elementi chiave per garantire la tempestiva realizzazione delle infrastrutture.
Inoltre, è fondamentale integrare la dimensione ambientale fin dalle prime fasi di progettazione, valutando l’impatto delle opere sull’ecosistema e adottando soluzioni innovative per la mitigazione dei rischi.
Solo in questo modo sarà possibile costruire un futuro più prospero e sostenibile per il Piemonte, un territorio che merita di esprimere appieno il suo potenziale.
L’eredità di questa esperienza deve essere un monito costante: l’infrastruttura non è solo cemento e asfalto, ma un investimento nel futuro, un fattore di coesione sociale e un motore di crescita economica.







