La riforma del trasporto pubblico locale in Regione Lazio, promossa dalla Giunta Rocca, sta suscitando profonde criticità e preoccupazioni, sollevate in particolare da Azione, che ne contesta l’approccio e le conseguenze sull’utenza e sui territori.
Lungi dall’obiettivo dichiarato di ottimizzazione e incremento dell’efficienza, la riorganizzazione appare, a giudizio di Azione, un’operazione di compressione dei costi che si traduce in una riduzione di servizi essenziali e in un evidente disservizio.
Il fulcro della riforma risiede nell’istituzione delle Unità di Rete (UdR), un modello centralizzato che, secondo Azione, nasconde una strategia di risparmio ottenuta a spese della mobilità cittadina.
L’accentramento delle decisioni, teoricamente volto a una gestione più efficace, si sta rivelando un fattore di distacco dalla realtà locale e di incapacità di rispondere alle specifiche esigenze dei diversi territori.
Le conseguenze pratiche di questa riorganizzazione sono tangibili: riduzione delle corse, orari inadeguati che penalizzano lavoratori e studenti, e intere aree periferiche progressivamente isolate.
Questa non è efficienza, ma un vero e proprio smantellamento del sistema di trasporto pubblico, con un impatto negativo sulla qualità della vita dei cittadini e sull’accessibilità dei servizi.
Le segnalazioni provenienti dalle UdR già operative, come Valle del Sacco e Valle dell’Aniene, dipingono un quadro allarmante: percorsi modificati senza un’adeguata consultazione, frequenti interruzioni di servizio, sovraffollamento dei mezzi, coincidenze non rispettate e, in generale, un peggioramento della continuità del servizio.
Paradossalmente, invece di incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico, la riforma sta incentivando un ritorno all’uso dell’auto privata, con conseguenze negative per l’ambiente e per la viabilità.
La decisione di togliere la gestione del trasporto pubblico ai Comuni, affidandola ad Astral, ha di fatto esautorato i Sindaci, figure che, per loro natura e prossimità ai cittadini, possiedono una conoscenza approfondita dei bisogni locali e delle peculiarità territoriali.
Questa centralizzazione, pur in teoria volta a garantire uniformità, rischia di imporre soluzioni standardizzate che non tengono conto delle specificità di ogni area.
Azione Lazio sollecita un cambio di rotta immediato da parte della Regione.
In particolare, si chiede il ripristino, anche parziale, dei chilometri di percorrenza precedentemente tagliati, al fine di garantire un minimo indispensabile di copertura del servizio.
Altrettanto importante è l’istituzione di un tavolo di confronto vero e trasparente con i Sindaci, per ridisegnare i percorsi in modo da rispondere alle esigenze reali dei territori, soprattutto nelle aree decentrate.
Infine, è necessario un investimento concreto e misurabile, che vada oltre i meri proclami sulla digitalizzazione, per modernizzare il sistema di trasporto pubblico e renderlo realmente efficiente e accessibile a tutti i cittadini.
La mobilità non deve essere considerata un mero capitolo di bilancio da comprimere, ma un diritto fondamentale da tutelare e promuovere.








