Addio Augusto Gentili: un gigante dell’arte veneziana.

Il mondo della storia dell’arte italiana piange la scomparsa di Augusto Gentili, figura di riferimento imprescindibile per generazioni di studiosi e appassionati.

A ottantadue anni, Gentili lascia un’eredità intellettuale di straordinaria profondità, segnata da una costante ricerca di significato e da un rigore metodologico che ha rivoluzionato l’approccio alla pittura veneziana del Cinquecento.
Nato a Roma il 17 febbraio 1943, Gentili non si è limitato a ricostruire cronologie e attribuzioni; ha incarnato un vero e proprio cambio di paradigma nello studio dell’arte, abbracciando una prospettiva multidisciplinare che integrava iconologia contestuale, teoria estetica e riflessioni metodologiche.
La sua opera, vasta e articolata, si configura come un invito a decifrare il linguaggio complesso dell’immagine, a cogliere le suggestioni che emergono dall’intreccio tra committenza, ideologia e pratica artistica.

La sua ricerca si è concentrata in particolare sulla produzione pittorica di Venezia tra il 1500 e il 1575, periodo cruciale per la storia culturale e artistica della città.

Gentili ha dedicato studi approfonditi a figure chiave come Carpaccio, Lorenzo Lotto e, soprattutto, Tiziano.

Le sue monografie su Tiziano, da “Da Tiziano a Tiziano” a “Tiziano.
La sensualità del colore”, testimoniano un percorso intellettuale che va dall’analisi delle prime opere, caratterizzate da un approccio sperimentale e mitologico, alla comprensione matura della maestria cromatica e della capacità di indagare la psicologia umana.
L’opera “La bilancia dell’arcangelo”, con la sua audace enfasi sull’importanza dei dettagli, ha introdotto un nuovo modo di leggere i dipinti, rivelando la ricchezza di significati celati nelle più piccole particolarità.
Gentili non fu solo un acuto interprete del passato; fu un intellettuale impegnato, capace di promuovere un rinnovamento diffuso del dibattito critico.
La fondazione e la direzione del periodico “Venezia ‘500”, pubblicato per ben cinquant’anni, rappresentano un contributo significativo alla diffusione di nuove prospettive e alla valorizzazione del patrimonio artistico veneziano.
Il suo ultimo scritto, dedicato al concetto di “pittura infinita” in Tiziano, pubblicato nel catalogo della mostra “Il non finito”, testimonia la sua costante dedizione alla ricerca e la sua capacità di dialogare con le nuove generazioni di artisti e studiosi.
I suoi numerosi allievi, formati tra le aule di Roma e Venezia, lo ricordano con affetto e riconoscenza, non solo come un maestro rigoroso e lucido, ma soprattutto come una guida spirituale, capace di trasmettere la passione per la conoscenza e la ricerca di significato.

La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel panorama culturale italiano, ma la sua eredità intellettuale continuerà a ispirare e illuminare il percorso di chiunque si avvicini all’arte veneziana del Cinquecento.

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