Un mezzo secolo di voce: celebrare l’identità di RepubblicaLa Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica si è illuminata di ricordi, emozioni e prospettive, in occasione del cinquantesimo anniversario del quotidiano *la Repubblica*.
Un evento che, come sottolinea Mario Orfeo, attuale direttore, ha suscitato un’inattesa commozione, un’onda di sentimento che ha travolto palco e platea.
La festa, definita da Orfeo una “festa di famiglia”, ha visto protagonisti non solo i vertici della testata, ma anche una miriade di figure che ne hanno segnato la storia, testimoniando la sua evoluzione e il suo impatto sul panorama culturale e politico italiano.
L’eco delle parole di Eugenio Scalfari, fondatore del giornale, risuona ancora oggi: “Questo giornale è un poco diverso dagli altri”.
La sua dichiarazione di intenti, ripresa da Luca Zingaretti, ha sancito una scelta coraggiosa: quella di dichiarare apertamente le proprie posizioni, rinunciando all’illusione di una presunta neutralità politica.
Questa scelta, profondamente radicata nell’identità del giornale, si è rivelata cruciale nel corso dei suoi primi cinquant’anni, plasmandone il ruolo di osservatore critico e voce indipendente.
La celebrazione non ha tuttavia eluso le sfide attuali.
La trattativa per la cessione del gruppo editoriale Gedi ai greci di Antenna ha sollevato interrogativi sul futuro del quotidiano, alimentando preoccupazioni per la salvaguardia dell’occupazione e, soprattutto, per la continuità dell’identità politica del giornale.
Ezio Mauro, con chiarezza, ha evidenziato l’intreccio inestricabile tra nucleo commerciale e identitario: “Se prendi a calci uno, prendi a calci l’altro”.
La democrazia, secondo Mauro, risiede nella forza lavoro di *la Repubblica*, nell’impegno dei lettori e nella sua storia.
La risposta di Orfeo è stata ferma: “Repubblica non rinuncerà mai alla sua indipendenza e alla sua libertà.
Le difenderemo fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno.
“L’atmosfera si è fatta più distesa con l’ironia di Geppi Cucciari, che ha richiamato alla memoria la forza della democrazia con un riferimento ai discorsi di Pericle agli Ateniesi.
Michele Serra, con la sua consueta vena profetica, ha proiettato lo sguardo verso un futuro avveniristico e paradossale, immaginando un ritorno al ciclostile e la pubblicazione di prime pagine autogestite, culminando in una vittoria dell’intelligenza artificiale al Festival di Sanremo del 2036, con un brano che incarna, in modo inquietante, i gusti del pubblico.
La musica, come sempre, ha fatto da collante emotivo.
Giorgia, con la sua voce potente e interpretazioni intense, ha regalato momenti di pura emozione, riproponendo brani iconici di Pino Daniele.
Gino Castaldo ha rievocato un aneddoto legato alla vittoria di Giorgia al Festival del 1995, evidenziando la complessità del giudizio critico e la passione del pubblico.
Massimo Giannini ha sottolineato come, nel corso dei suoi cinquant’anni, *la Repubblica* abbia affrontato numerose sfide e ostacoli, ma che la sua forza risieda nella sua capacità di rimanere salda, di superare le mode e le fugaci leadership.
Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha raccontato il suo percorso con la stampa, ricordando l’importanza del primo articolo di Castaldo, che lo accolse con un approccio paterno e umano, un gesto che lo commosse profondamente.
In un momento di spensierata nostalgia, Roberto Benigni ha lanciato un appello al pubblico, sperando di recuperare un suo ritratto apparso nel numero zero del giornale, un frammento di storia che potrebbe riemergere inaspettatamente.
La celebrazione del cinquantesimo anniversario di *la Repubblica* non è stata semplicemente una retrospettiva, ma un’occasione per ribadire i valori fondanti del giornale, la sua indipendenza, la sua responsabilità civile e il suo impegno verso i lettori.
Un impegno che, come sottolineato più volte durante la serata, continuerà a guidare *la Repubblica* nel suo percorso futuro.

