Con una dichiarazione pubblica, resa nota attraverso una lettera aperta divulgata sul sito di Repubblica, Corrado Augias ha comunicato la sua rinuncia a partecipare all’edizione corrente di “Più Libri Più Liberi”.
L’intellettuale, che avrebbe dovuto presiedere un incontro dedicato a Piero Gobetti presso l’Arena Repubblica-Robinson, ha motivato la sua decisione con una questione di profonda etica e responsabilità civile, collegata alla presenza, tra gli editori partecipanti, di Passaggio al Bosco, una casa editrice definita di “estrema destra”.
La sua presa di posizione si distanzia da una mera opposizione ideologica, sottolineando di non contestare l’esistenza stessa di realtà editoriali con orientamenti politici specifici.
Augias respinge con fermezza, tuttavia, l’idea di condividere un palcoscenico con un editore che egli percepisce come implicato, anche indirettamente, in una visione del mondo che affonda le sue radici in un regime criminale come il nazismo.
Augias dichiara di abbracciare la tolleranza, un principio che applica anche nei confronti di coloro che manifestano intolleranza per ragioni diverse.
Tuttavia, traccia una linea netta tra l’intolleranza come tratto individuale e la partecipazione attiva, la complicità, con ideologie che hanno causato sofferenze incommensurabili.
La sua scelta non è dunque un rifiuto del confronto, bensì un atto di rifiuto di legittimare, per associazione, un’entità editoriale che considera moralmente inaccettabile.
Il suo ragionamento attinge a un precedente storico significativo: un dibattito pubblico a cui aveva preso parte in passato, che vedeva contrapposti Vittorio Foa, figura di spicco del socialismo e ebreo, e Giorgio Pisanò, repubblichino convinto sostenitore della Repubblica Sociale Italiana.
Durante quell’occasione, Foa aveva espresso con lucidità la profonda differenza tra le loro posizioni, evidenziando che, in caso di esito diverso della Seconda Guerra Mondiale, la sua stessa esistenza sarebbe stata precaria, mentre Pisanò avrebbe potuto continuare a ricoprire una posizione di rilievo nell’ordinamento istituzionale.
La riflessione di Augias si configura come un monito a non banalizzare le responsabilità storiche e a evitare qualsiasi forma di approssimazione nel giudizio di figure e ideologie che hanno segnato profondamente la storia del nostro paese.
La sua rinuncia rappresenta un gesto di coerenza etica e un invito a riflettere sulla complessità del rapporto tra libertà di espressione, responsabilità civile e memoria storica.
La questione sollevata trascende la mera polemica editoriale, aprendo un dibattito più ampio sui limiti della tolleranza e sul dovere di contrastare ogni forma di apologia di regimi totalitari.

