L’analisi aggiornata di Eduscopio, la piattaforma della Fondazione Agnelli dedicata all’orientamento scolastico e professionale, solleva interrogativi rilevanti sull’efficacia del percorso di istruzione secondaria di durata quadriennale rispetto al tradizionale quinquennio, focalizzandosi sull’impatto sui risultati universitari.
La ricerca, basata sull’elaborazione di un vasto campione di dati – 1.355.000 diplomati provenienti da 8.150 istituti scolastici, monitorati in un triennio scolastico (2019/20 – 2021/22) – rivela un divario, seppur lieve, nei risultati accademici degli studenti provenienti dai licei brevi.
L’indagine non si limita a una mera comparazione di voti universitari.
Eduscopio esamina anche la capacità di accumulo di Crediti Formativi Universitari (CFU) da parte dei diplomati quadriennali, indicando una tendenza a una minore acquisizione di crediti rispetto ai loro coetanei provenienti dai licei quinquennali.
Questo suggerisce una potenziale discrepanza nella preparazione accademica, che potrebbe riflettersi in una minore facilità nell’affrontare le sfide del percorso universitario.
L’analisi di Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, pone l’accento su un aspetto cruciale: l’anticipazione dell’uscita dalla scuola secondaria a diciotto anni, con un percorso di studi abbreviato, può avere conseguenze negative sullo sviluppo delle competenze degli studenti, se non accompagnata da una radicale revisione delle metodologie didattiche e dell’organizzazione curriculare.
Si tratta di una riflessione che invita a ripensare la struttura di questi percorsi, per garantire che non compromettano le opportunità future degli studenti.
Contrariamente a una percezione diffusa, l’esperienza comparata internazionale dimostra che la conclusione della scuola secondaria a diciotto anni non è la norma nei paesi europei.
Questa constatazione sottolinea l’importanza di un approccio cauto e basato sull’evidenza quando si propongono riforme volte a modificare il sistema scolastico italiano.
Prima di implementare cambiamenti strutturali, è essenziale valutare l’efficacia di eventuali sperimentazioni, per poter intervenire tempestivamente e correggere la rotta in caso di risultati inattesi.
Troppo spesso, in Italia, questa fase di valutazione preventiva risulta trascurata, con il rischio di perpetuare interventi inefficaci o addirittura dannosi.
L’indagine di Eduscopio, dunque, non si limita a presentare dati; essa rappresenta un monito e un invito alla riflessione critica sull’evoluzione del sistema scolastico italiano e sulla necessità di un approccio più informato e proattivo nella progettazione delle riforme.
Si tratta di preservare l’equità delle opportunità e garantire che ogni studente possa raggiungere il suo pieno potenziale, indipendentemente dal percorso formativo scelto.






