Il recente sgombero e la conseguente muratura dell’ex centro sociale Askatasuna, situato in corso Regina 47 a Torino, continuano a generare ripercussioni e a sollecitare risposte comunitarie.
Sebbene la presenza di attivisti permanga, un significativo cambiamento si è verificato con la rimozione, da parte della Protezione Civile, delle barriere in cemento e delle transenne che avevano temporaneamente interrotto il traffico veicolare, pedonale e il regolare servizio della linea 3 del tram.
Questa decisione pragmatica mira a ristabilire la normale fruibilità dello spazio pubblico, precedentemente bloccato a seguito degli eventi.
La riapertura imminente delle scuole materne e dell’asilo nido di corso Regina Margherita e via Cesare Balbo rappresenta un ulteriore segnale di ritorno alla quotidianità, cruciale per la tranquillità delle famiglie e la ripresa delle attività educative nel quartiere Vanchiglia.
La comunità scolastica, precedentemente impattata dalla vicinanza del conflitto, potrà finalmente riprendere le proprie routine in un ambiente più sereno.
Tuttavia, l’episodio dell’Askatasuna non si esaurisce in una mera questione di ordine pubblico.
Il quartiere Vanchiglia, storicamente caratterizzato da una forte identità sociale e da un tessuto comunitario vivace, sta reagendo con iniziative culturali e di aggregazione.
L’evento in programma per il pomeriggio di oggi in piazza Santa Giulia, promosso dal Laboratorio artistico 47 e dal comitato Vanchiglia, testimonia questo spirito di resilienza.
Il laboratorio di serigrafia, unitamente a momenti di celebrazione e canto, vuole rappresentare una forma di espressione collettiva e di riappropriazione dello spazio urbano.
Il 17 gennaio si terrà un’assemblea nazionale, un appuntamento significativo annunciato subito dopo lo sgombero, che si svolgerà a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche.
Quest’iniziativa nazionale suggerisce che la vicenda dell’Askatasuna trascende i confini locali, sollevando questioni più ampie relative all’autonomia sociale, all’occupazione di spazi pubblici, al diritto all’espressione politica e alla gestione dei luoghi di aggregazione giovanile.
L’assemblea si prefigge di analizzare le dinamiche che hanno portato allo sgombero, di valutare le conseguenze per la comunità e di definire strategie future per la rivendicazione di spazi di partecipazione e di democrazia diretta.
Si tratta, in sostanza, di un tentativo di trasformare un evento traumatico in un catalizzatore per un dibattito più ampio e costruttivo sulle questioni cruciali che animano la società contemporanea.
L’obiettivo è quello di comprendere le radici del conflitto e di promuovere un dialogo costruttivo tra le diverse componenti sociali, al fine di evitare che episodi simili si ripetano in futuro.






