In Piemonte, il Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI), in sinergia con Intesa Sanpaolo, ha stanziato 700.000 euro per sostenere una selezione di progetti di valorizzazione del patrimonio culturale, con una particolare attenzione a luoghi che incarnano la memoria storica e l’ingegno umano.
Tra i venti progetti nazionali accolti, quattro sono situati in Piemonte, offrendo un affresco variegato di iniziative volte a preservare testimonianze uniche, da capolavori ingegneristici a musei civici frutto di passioni individuali.
Una delle iniziative più significative riguarda le Fontane Parlanti di Rosazza, un gioiello nascosto nella Valle Cervo, in provincia di Biella.
Questo piccolo borgo montano ospita un complesso di 26 fontane costruite nel XIX secolo grazie alla visione filantropica di Federico Rosazza Pistolet.
Il senatore, consapevole dell’importanza dell’acqua potabile per la salute e il benessere della comunità, promosse un ambizioso progetto idraulico che prevedeva la realizzazione di una rete di tubazioni in ghisa e la costruzione di fontane, ognuna arricchita da una frase, un motto o simboli esoterici.
Il restauro, finanziato con 247.200 euro, mira a recuperare la funzionalità e la bellezza di queste fontane, restituendo al borgo un simbolo di progresso e innovazione sociale.
A San Salvatore Monferrato (Alessandria), la Torre Paleologa si erge come testimone di un’epoca di potere e transizioni storiche.
Edificata nel XV secolo, la torre, con la sua posizione dominante, riflette il dominio dei Paleologi, una famiglia di origine bizantina che governò il Marchesato del Monferrato per secoli.
La sua storia non si limita all’epoca medievale: nel Risorgimento, la torre ritrovò un ruolo strategico, fungendo da sede di un telegrafo ottico al servizio dello Stato Maggiore sabaudo.
Un aneddoto affascinante la lega anche a Vittorio Emanuele II, che dalla sua sommità osservò le manovre delle truppe austriache durante la Seconda Guerra d’Indipendenza.
Il finanziamento di 45.000 euro consentirà di consolidare la struttura e di renderla accessibile al pubblico, offrendo una prospettiva unica sul territorio e sulla sua complessa storia.
Il Museo Filippa, situato nel pittoresco abitato montano di Rimella, in Alta Valsesia, rappresenta un esempio emblematico di come la passione individuale possa generare un patrimonio culturale di valore.
Noto per la sua origine Walser, il museo è nato nel 1836 grazie alla donazione delle collezioni di Giovanni Battista Filippa, un soldato rimellese che partecipò alle Campagne Napoleoniche in Spagna.
Ritornato al suo paese natale dopo il congedo, Filippa creò un “gabinetto di curiosità e cose rare”, un luogo dove i suoi concittadini potevano scoprire la vastità del mondo al di là dei confini del loro villaggio.
Il contributo di 9.600 euro, su un costo totale di 12.000, permetterà di valorizzare questo straordinario “gabinetto”, rendendo accessibili le sue peculiarità e promuovendo la memoria di un uomo che ha saputo coniugare l’avventura con l’amore per la propria terra.
Quest’iniziativa, come sottolineato, vede uno dei progetti, il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato (Asti), ricevere una corsia preferenziale in quanto risultato primo a livello nazionale, testimoniando l’importanza strategica di tale luogo e l’impegno del FAI nel sostenere la salvaguardia di beni di particolare rilevanza per l’identità culturale piemontese e nazionale.

