La visita del Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino, alle Gallerie d’Italia ha rappresentato un’occasione unica per un incontro ravvicinato con un tesoro artistico di inestimabile valore: la *Madonna delle Ciliegie* di Federico Barocci, giunta in prestito dai Musei Vaticani.
L’opera, esposta al pubblico torinese fino all’11 gennaio, trascende la mera definizione di dipinto per elevarsi a finestra aperta sul tardo Rinascimento italiano, un’epoca di transizione complessa e affascinante.
Barocci, figura di spicco in questo periodo di profonda evoluzione artistica, si discosta dalle convenzioni stilistiche per abbracciare una libertà interpretativa che si manifesta nella delicata resa dei tessuti, ottenuta attraverso velature quasi impalpabili e passaggi tonali fluidi.
La composizione cromatica, lungi dall’essere casuale, è un sapiente dialogo tra il rosso intenso della veste mariana, il blu profondo del manto, simbolo universale di purezza e divinità, e le sfumature di giallo e rosa che illuminano i panneggi, creando un’armonia visiva di grande impatto emotivo.
Il soggetto, recuperato da un episodio narrativo contenuto nel Vangelo apocrifo dello Pseudo-Matteo, si discosta dall’iconografia tradizionale della Madonna.
Il racconto originale, in cui il giovane Gesù compie un miracolo piegando una palma per procurarsi cibo e acqua, viene abilmente rielaborato da Barocci.
L’albero di palma viene sostituito da un rigoglioso albero di ciliegie, elemento che introduce un’atmosfera di intima familiarità e dolcezza pastorale, allontanandosi dalla solennità tipica dell’arte sacra del periodo.
Questo gesto, apparentemente minore, rivela la volontà dell’artista di umanizzare la figura divina, avvicinandola all’esperienza quotidiana e rendendola più accessibile alla comprensione del fedele.
La storia della *Madonna delle Ciliegie* è altrettanto significativa quanto l’opera stessa.
Commissionata nel 1570 da Simonetto Anastagi, un mecenate di Perugia, il dipinto viaggiò rapidamente, testimoniando l’importanza del committente e la diffusione del lavoro dell’artista.
Dopo la morte di Anastagi, la tela entrò a far parte del patrimonio dei Gesuiti di Perugia, ordine che ha avuto un ruolo cruciale nella promozione delle arti in Italia.
La soppressione dell’ordine nel 1773 segnò un nuovo capitolo nella vita dell’opera, che passò attraverso le collezioni del Quirinale e successivamente delle Pinacoteche Papali, prima di approdare, definitivamente, nella Pinacoteca Vaticana.
La temporanea presenza della *Madonna delle Ciliegie* alle Gallerie d’Italia di Torino rappresenta non solo un arricchimento per il panorama artistico locale, ma anche un’opportunità per riflettere sul complesso intreccio tra arte, religione, storia e mecenatismo, che ha plasmato il patrimonio culturale italiano.
L’opera di Barocci, così come la sua perigliosa storia, ci invita a contemplare la bellezza effimera e la resilienza dell’arte attraverso i secoli.






