Addio a Pino Roggero: un gigante della risicoltura piemontese.

La scomparsa di Pino Roggero, figura emblematica nel panorama della produzione risiera piemontese, lascia un’eredità di passione, dedizione e profondo legame con il territorio.

A 71 anni, il suo percorso professionale e umano ha segnato un’epoca, lasciando un vuoto palpabile tra coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e collaborare con lui.

Pino Roggero non fu semplicemente un dirigente d’azienda; fu un custode della tradizione risiera, un uomo che ha saputo coniugare l’innovazione tecnologica con il rispetto per le radici storiche e culturali che da sempre caratterizzano la coltivazione del riso nel Vercellese.

La sua carriera, intrecciata con le aziende agricole di Livorno Ferraris, Formigliana e Villarboit, testimonia un impegno costante verso la crescita e lo sviluppo del settore, un lavoro che ha poi sapientemente affidato al figlio, perpetuando un esempio di continuità generazionale e passione tramandata.

“Mio marito ha riversato la sua anima nel lavoro,” ricorda con commozione la moglie Rosalina Ambrosio, tracciando un ritratto di un uomo profondamente legato al suo mestiere.

Il trasferimento in Piemonte, un percorso che ha portato la famiglia a risiedere prima a Livorno Ferraris, poi a Villarboit e infine a Vercelli, fu motivato dalla volontà di immergersi completamente in questa realtà produttiva, un’immersione che ha permesso a Pino Roggero di assistere e guidare importanti trasformazioni nel settore, abbracciando le nuove tecnologie senza mai rinnegare i valori fondanti.
L’eleganza, l’impeccabilità e la dedizione che lo contraddistinguevano non si limitavano all’ambiente lavorativo; Pino Roggero fu un padre amorevole per Marta e Pietro, e un punto di riferimento per la comunità.
La sua passione per lo sport, in particolare per il basket di Livorno Ferraris, rivela un animo generoso e un forte senso di appartenenza al territorio.

Fabio Mosca, presidente della società, lo ricorda come una figura chiave, ben oltre il semplice ruolo di padre del giocatore Pietro e nonno di Costanza.

Pino Roggero fu un “collante” per l’associazione negli anni Novanta, un sostenitore instancabile, pronto a incoraggiare i giovani atleti e a infondere loro fiducia.
La sua casa, un luogo di accoglienza e di sorriso, era un simbolo della sua gioia di vivere e dell’orgoglio per la sua famiglia e per la sua amata moglie Rosalina.

La sua scomparsa rappresenta la perdita di un uomo di valore, un esempio di professionalità, generosità e profondo amore per la sua terra, un patrimonio che resterà vivo nel cuore di chi lo ha conosciuto e nel futuro della risicoltura piemontese.

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