De Bello Canepiciano: Polemiche, Addii e il Futuro di una Tradizione

“De Bello Canepiciano”: Quando la Tradizione S’Infrange tra Passioni, Aspettative e SostenibilitàIl “De Bello Canepiciano”, manifestazione storica di Volpiano, si trova al centro di una tempesta di polemiche, scatenata dall’uscita pubblica del Marchese Giovanni II Paleologo, interpretato da Pellegrino D’Angelillo.
L’addio, velato di amarezza e accuse, rivela una frattura profonda all’interno dell’organizzazione e solleva interrogativi cruciali sul futuro di un evento che ha contribuito a definire l’identità culturale e l’immagine di Volpiano.

L’intervento del Marchese non si limita a una semplice constatazione di disaccordo; è un vero e proprio atto d’accusa nei confronti della gestione attuale, che, a suo dire, ha allontanato la manifestazione dalle sue radici, trasformandola in qualcosa di diverso da una festa comunitaria genuina.
L’esponente, che ha ricoperto un ruolo di primo piano per tre edizioni, sottolinea come la realtà sia distorta, le informazioni manipolate e il successo percepito come un’illusione.
L’amarezza traspare dalla sua constatazione: “Questa non è più la festa di una comunità”.

L’eco delle parole del Marchese ha trovato risonanza nella minoranza consiliare, rappresentata da Antonietta Maggisano e Monica Camoletto, che hanno accolto l’intervento come un atto di coraggio necessario per smascherare le dinamiche nascoste che gravano sull’evento.
L’opportunità di esprimere pubblicamente critiche precedentemente soffocate dal ruolo istituzionale offre ora una via per una discussione aperta e costruttiva.
La risposta degli organizzatori, pur ringraziando la comunità per il sostegno continuativo, si concentra sul rispetto del cronoprogramma e sulla “decadenza” dei personaggi chiave a seguito della scadenza del bando.

Questa spiegazione, però, appare insufficiente a placare le polemiche e a rispondere alle accuse di una gestione opaca e distorta.

Al di là delle accuse reciproche, emerge una questione più ampia e complessa: la sostenibilità del “De Bello Canepiciano” nel lungo termine.

Gli alti costi economici, ormai insostenibili per la Pro Loco di Volpiano, mettono a rischio la sopravvivenza dell’evento, minacciando di trasformare una tradizione secolare in un ricordo sbiadito.
La vicenda del “De Bello Canepiciano” non è solo una disputa interna, ma un campanello d’allarme che invita a una riflessione più ampia sul ruolo delle tradizioni, sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla necessità di un coinvolgimento più autentico e partecipativo della comunità.
Il futuro dell’evento dipenderà dalla capacità di ascoltare le voci dissenzienti, di recuperare lo spirito originario della festa e di trovare soluzioni innovative per garantirne la continuità, preservando al contempo la sua identità e il suo valore culturale.
In gioco c’è non solo un evento, ma un pezzo di storia e di identità di Volpiano.

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