Un nome tra le pietre: la ricerca dell’identità del partigiano sconosciuto di Castelnuovo NigraA Castelnuovo Nigra, nel cuore del Canavese, un’ombra persiste da ottant’anni: il fantasma di un partigiano caduto, sepolto nel Campo della Gloria come “ignoto”, testimone silenzioso degli eventi cruciali che sconvolsero la regione durante la Seconda Guerra Mondiale.
La sua storia, intrecciata a quella di figure come Pietro Franceschino, Aldo Aimone Chioratti, Flavio Berone, e il mutilato Dante Meaglia, coinvolti nello scontro del 7 giugno 1944 a Dale–Castelnuovo Nigra, sembra destinata a svelarsi grazie a una recente scoperta archivistica.
La svolta è rappresentata da un documento inedito, un’autentica perla storica recuperata dall’Istituto per la Storia della Resistenza di Torino dallo storico Alfredo Sasso.
Si tratta di una dettagliata relazione-testimonianza del 1985, redatta da Ezio Novascone e custodita nel suo fondo personale.
Questo documento, di eccezionale valore, offre per la prima volta indizi concreti e circostanziati che potrebbero restituire un volto e un nome a questo combattente rimasto nell’anonimato.
Secondo la testimonianza di Novascone, partigiano della VI Divisione alpina “Giustizia e Libertà”, il caduto si chiamava Michalicenko Michel, o più probabilmente Michajl, un soldato ucraino, all’epoca cittadino dell’Unione Sovietica.
La sua storia personale è quella di un prigioniero di guerra che, sfruttando il caos del crollo del regime fascista dopo l’8 settembre 1943, si era sottratto alla prigionia per unirsi alla Resistenza italiana.
Novascone ricorda di aver conosciuto due combattenti russi arruolati nel distaccamento “Giovanni” operante sul Monte Calvo.
Uno di loro, identificato con il nome “Michael”, fu colui che perse la vita durante lo scontro con le SS italiane provenienti da Cuorgnè.
Dopo essere stato ferito, venne catturato e morì a Cuorgnè.
L’altro, chiamato Elia, sopravvisse.
Il ritrovamento di questo documento ha immediatamente innescato una collaborazione internazionale.
La console della Federazione Russa a Genova, Marija Vedrinskaja, si è dimostrata disponibile ad avviare indagini negli archivi russi, mentre Inesa Hlushchenko, responsabile per gli Affari Esteri della regione di Kharkiv, in Ucraina, ha offerto un importante supporto.
Questo sforzo congiunto mira a ricostruire la vita e la storia di un uomo che combatté e morì per la libertà, lontano dalla sua terra natale, ma ormai parte integrante della memoria collettiva del Canavese.
La ricerca non è solo un atto di giustizia nei confronti di un individuo, ma anche un’occasione per approfondire la conoscenza di un capitolo cruciale della Resistenza italiana, segnato dalla presenza e dal sacrificio di combattenti stranieri che si unirono alla lotta per la liberazione.
La vicenda testimonia la complessità e l’internazionalità della Resistenza, un crogiolo di ideali e di destini che continuano a ispirare e a commuovere.










