Imam Shahin: Espulsione Richiesta e Sospetti di Finanziamenti a Hamas

La richiesta di espulsione dell’imam Shahin, unitamente alla presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica riguardante la moschea Omar, si fonda su una revisione critica delle precedenti valutazioni e su nuove, preoccupanti evidenze emerse dall’inchiesta in corso a Genova.
L’ordinanza che aveva precedentemente concesso la libertà all’imam appare ora insufficiente alla luce di elementi di collegamento, finora non considerati, con la rete di supporto alla fratellanza mussulmana e, soprattutto, con il finanziamento di Hamas.

L’intercettazione di comunicazioni nell’ambito dell’indagine genovese, in cui l’imam figura seppur non come indagato diretto, solleva interrogativi di notevole gravità.
Questi elementi non solo rafforzano la necessità di una sua espulsione, ma impongono anche un’indagine approfondita dal punto di vista penale, per accertare la natura e l’estensione dei rapporti intercorsi.
Il ruolo di guida della moschea e le attività da essa svolte costituiscono il fulcro dell’esposto presentato, finalizzato a sollecitare un’analisi più scrupolosa dei contatti con gli individui coinvolti nell’inchiesta, con particolare attenzione ad Akram Hannoun, figura centrale nel presunto sistema di finanziamenti a sostegno di Hamas.
La retorica, finora utilizzata per giustificare il mantenimento dell’imam sul territorio nazionale, invocando presunte attività di beneficenza a favore della sua liberazione, risulta ora insostenibile e richiede una seria revisione.
Si rende pertanto necessario individuare e rendere pubblici i dettagli dei bonifici effettuati alle associazioni coinvolte nell’indagine genovese.

Si richiede, inoltre, un’analisi dettagliata del ruolo della moschea guidata dall’imam Shahin all’interno della complessa rete di finanziamenti che, presumibilmente, ha origine in Italia.

L’esposto mira a stimolare un’azione giudiziaria mirata, che vada oltre la mera verifica formale, per accertare la reale pericolosità per la sicurezza nazionale derivante dalle azioni e dalle relazioni dell’imam Shahin e della comunità da lui guidata.
La tutela dell’ordine pubblico e la salvaguardia dei principi costituzionali impongono una risposta rapida ed efficace, basata su prove concrete e su una valutazione oggettiva dei rischi connessi alla presenza di individui con sospetti legami con organizzazioni estremiste e finanziamenti illeciti.

La trasparenza e la chiarezza delle informazioni fornite al pubblico rappresentano un imperativo etico e un dovere istituzionale.

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