L’interrogazione parlamentare n. 4-06774, recentemente depositata alla Camera dei Deputati dal deputato del Movimento 5 Stelle Enrico Cappelletti, focalizza l’attenzione su un nodo cruciale legato ai lavori del bypass ferroviario di Trento: la gestione delle terre e delle rocce di scavo, e in particolare la loro classificazione come “terre contaminate”.
L’interrogazione, indirizzata ai ministri dell’Ambiente e della Sicurezza dei Trasporti, Pichetto Fratin e Salvini, impone un’urgenza di risposte scritte che va oltre la mera informativa, richiedendo un’analisi approfondita delle implicazioni ambientali e sanitarie.
Il fulcro dell’interrogazione nasce dalle preoccupazioni emerse all’interno della Commissione tecnica Pnrr-Pniec, che nel novembre 2023 ha approvato l’aggiornamento del Piano di Utilizzo delle Terre e Rocce da Scavo (PUT) per il lotto 3A del bypass.
La Commissione, pur dando il via libera, non ha placato le voci di dissenso, amplificate dalla denuncia pubblica dello storico attivista Elio Bonfanti, il quale ha evidenziato omissioni, incongruenze e rappresentazioni fuorvianti relative a aree di elevata contaminazione, alcune delle quali oggetto di sequestro giudiziario.
La preoccupazione principale sollevata dal Movimento 5 Stelle riguarda la potenziale sovrapposizione tra le aree individuate per il deposito temporaneo dei materiali di scavo e il Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Trento Nord.
Quest’area, già gravata da una storia di inquinamento industriale e tuttora in fase di bonifica, potrebbe subire un ulteriore stress ambientale se i materiali di scavo, potenzialmente contaminati, vi venissero depositati.
Questa scelta, a detta dell’interrogante, contrasta con i principi di precauzione e di responsabilità ambientale che dovrebbero guidare la gestione di tali operazioni.
Ulteriori elementi di criticità emergono dall’impiego di idrofrese.
L’uso di questa tecnologia, sebbene efficiente in termini di velocità di scavo, comporta un rischio significativo in contesti caratterizzati dalla presenza di falde acquifere contaminate.
L’idrofrattura potrebbe innescare una diffusione degli inquinanti, estendendo l’area di contaminazione e aumentando l’esposizione della popolazione a sostanze pericolose.
Un’analisi dei rischi idrogeologici preventiva e un monitoraggio costante delle acque sotterranee appaiono, quindi, non opzionali ma imprescindibili.
Questa interrogazione non è un evento isolato.
Precede una prima richiesta di chiarimenti, ancora senza risposta, relativa alla destinazione dei materiali provenienti dal sito in Val Vanni.
Il Movimento 5 Stelle si presenta come portavoce delle istanze dei comitati civici e dei cittadini, che da mesi rivendicano trasparenza, accesso ai documenti e garanzie concrete per la tutela della salute pubblica.
La richiesta non si limita a dichiarazioni di intenti, ma esige azioni concrete e verificabili, in grado di dissipare ogni dubbio e di garantire la salvaguardia del territorio e della popolazione.
La necessità di un dibattito pubblico ampio e partecipativo, volto a coinvolgere tutti gli stakeholder, si configura come un presupposto fondamentale per una gestione responsabile e sostenibile dell’opera.










