La brusca cessazione dei dormitori straordinari a Trento ha esposto a nuove difficoltà circa duecento persone, un campanello d’allarme lanciato con forza dalle consigliere provinciali Lucia Coppola e comunale Renata Attolini, esponenti di Verdi e Sinistra e Campobase.
L’episodio mette a nudo le fragilità intrinseche di un sistema di accoglienza che, pur mirato a mitigare le conseguenze del freddo, si rivela inadeguato a rispondere alle reali esigenze di chi vive in condizione di marginalità.
La persistenza di centinaia di persone senza fissa dimora, soprattutto durante i mesi invernali, è una questione che non può essere accettata come una fatalità in una città come Trento.
Si richiede un cambio di paradigma nell’approccio all’emergenza abitativa, abbandonando la logica degli interventi occasionali e puntando verso soluzioni strutturali e durature.
L’attuale “piano freddo”, con i suoi parametri climatici rigidi, appare distaccato dalla concreta esperienza del dormire all’aperto, non considerando le molteplici vulnerabilità individuali e sociali che rendono l’esposizione al freddo ancora più pericolosa.
È imperativo procedere con una mappatura dettagliata delle presenze di persone senza dimora nel territorio, non solo per quantificarle, ma anche per comprenderne le caratteristiche, le storie e i bisogni specifici.
Questa analisi dovrebbe informare la progettazione di un sistema di accoglienza diversificato e flessibile, che vada al di là dei semplici posti letto di emergenza.
Si auspica la creazione di una rete di ostelli a prezzi calmierati e alloggi a basso costo, destinati a famiglie e lavoratori con redditi precari, fornendo un’alternativa dignitosa e sostenibile rispetto alla strada.
Campobase sottolinea con veemenza che la priorità assoluta deve essere evitare che persone siano costrette a dormire all’aperto, un impegno che dovrebbe essere condiviso e perseguito da tutte le istituzioni.
L’abbandono a sé stessi, giustificato da presunte limitazioni di risorse o rigide applicazioni burocratiche, è inaccettabile e politicamente insopportabile.
La situazione attuale, inoltre, rivela un disallineamento di responsabilità: mentre i comuni tentano di fronteggiare l’emergenza con gli strumenti a disposizione, la Provincia sembra estraniarsi dalle proprie competenze.
La Provincia, in particolare, detiene un ruolo chiave nell’accoglienza, nelle politiche sociali, nella gestione delle emergenze abitative, nel coordinamento del sistema di protezione dei richiedenti asilo e nella programmazione delle risorse a sostegno degli enti locali.
La preponderanza di persone escluse dai ripari di emergenza che sono proprio richiedenti asilo internazionale, suggerisce una scelta politica di fondo, una deliberata riduzione dell’impegno nell’accoglienza.
Lasciare persone al freddo non è un evento inevitabile, ma una conseguenza diretta di decisioni politiche che devono essere urgentemente riviste.
Campobase definisce questa linea di condotta come gravemente irresponsabile e invita a un ripensamento profondo delle priorità istituzionali, orientandosi verso un approccio improntato alla solidarietà, all’inclusione e alla tutela della dignità umana.

