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Lupo in Alto Adige: Sospesa la rimozione, acceso il dibattito.

La recente decisione del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) ha temporaneamente sospeso l’autorizzazione presidenziale che consentiva la rimozione di due esemplari di lupo nell’area dell’Alta Val Venosta, innescando un dibattito complesso che tocca temi cruciali di conservazione della biodiversità, gestione del territorio e diritto amministrativo.

La misura, disposta dal presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, il 30 luglio, si poneva nell’ambito di una strategia di controllo della popolazione lupina, considerata fonte di problematiche legate alla sicurezza e alla pastorizia locale.
La decisione presidenziale, supportata dal parere positivo dell’Osservatorio Faunistico Provinciale e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), mirava a mitigare conflitti che emergono quando la presenza del lupo, specie reintrodotta e ancora in fase di consolidamento del suo areale, interagisce con le attività antropiche tradizionali, come l’allevamento del bestiame.
La rimozione di esemplari, seppur limitata a due, rappresenta un intervento diretto sulla dinamica demografica di una popolazione protetta, sollevando interrogativi sull’equilibrio tra interessi contrapposti: da un lato, la tutela di un predatore apicale fondamentale per la salute degli ecosistemi alpini, dall’altro, la necessità di garantire la sicurezza delle comunità locali e la sostenibilità delle attività economiche legate al territorio.

Il ricorso presentato da diverse associazioni animaliste ha evidenziato le potenzialità di soluzioni alternative alla rimozione degli esemplari, come l’implementazione di misure preventive per la protezione del bestiame (reti, cani da guardiania, pastorizia guidata) e la promozione di una maggiore consapevolezza e accettazione della presenza del lupo da parte della popolazione.
La sospensione dell’autorizzazione presidenziale, in attesa dell’udienza fissata per l’8 agosto e della successiva decisione, prevista per il 9 agosto, segna un momento di riflessione e potenzialmente un’occasione per un dialogo costruttivo tra tutte le parti coinvolte.

La decisione finale, che sarà oggetto di una discussione più approfondita il 9 settembre 2025, potrebbe avere implicazioni significative per la gestione della fauna selvatica in regione e per la definizione di un modello di convivenza tra uomo e natura in un contesto alpino caratterizzato da fragilità ambientale e da una crescente pressione antropica.

Il caso solleva, inoltre, questioni di principio relative all’interpretazione e all’applicazione delle normative europee sulla protezione della fauna selvatica e alla necessità di bilanciare i diversi interessi in gioco, garantendo la legalità e la trasparenza dei processi decisionali.

L’episodio sottolinea, infine, l’importanza di un approccio multidisciplinare, che integri competenze scientifiche, giuridiche, economiche e sociali, per affrontare le sfide poste dalla gestione della biodiversità in un’epoca di cambiamenti climatici e di trasformazioni territoriali.

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