Il caso di Benno Neumair, il trentaquattrenne condannato all’ergastolo per l’efferato omicidio dei genitori avvenuto nel 2021 e per la conseguente, macabra deposizione dei corpi nel fiume Adige, si evolve in una complessa narrazione che intreccia il peso della giustizia penale con le nascenti, incerte vie della giustizia riparativa.
L’inclusione di Neumair in un percorso di questo tipo, reso possibile dalla riforma Cartabia, rappresenta una sperimentazione delicata all’interno del sistema carcerario veronese, dove ora detiene.
Dopo aver terminato un periodo di isolamento nel carcere di Montorio, Neumair ha trovato una forma di occupazione e, forse, un palliativo alla sua condizione, insegnando a giocare a scacchi ad altri detenuti.
Questo ruolo, apparentemente marginale, potrebbe indicare una ricerca di struttura e controllo in un contesto che altrimenti sarebbe caotico.
L’incontro mensile con due zie, che hanno accettato di partecipare al processo di riparazione, costituisce un tentativo, seppur parziale, di ricostruire legami familiari interrotti dalla violenza.
Questo approccio, volto a ristabilire relazioni spezzate dal reato, si pone come integrazione e non alternativa alla pena detentiva, in linea con i principi di responsabilizzazione e reinserimento sociale promossi dalla riforma.
Tuttavia, l’assenza di contatto con la sorella Madé rimane un elemento critico.
L’avvocato Carlo Bertacchi, difensore di parte civile, sottolinea a ragione che un percorso di giustizia riparativa genuino richiederebbe un riconoscimento sincero delle proprie responsabilità, elemento che, al momento, appare mancante.
Il rifiuto, o la mancanza di iniziativa, di Neumair nel cercare un contatto con la sorella testimonia una profonda difficoltà nell’affrontare il trauma inferto e nelle implicazioni etiche delle proprie azioni.
Nonostante la sua personalità definita come “complessa”, Neumair si è inserito positivamente nella struttura carceraria, dissipando i timori iniziali di comportamenti autolesionistici.
L’avvocato Flavio Moccia descrive un atteggiamento generalmente calmo ed equilibrato, suggerendo una certa capacità di autoregolazione e un’apparente accettazione della propria condizione, seppur non accompagnata da un’evidente introspezione o pentimento.
La sua integrazione, seppur limitata, indica una certa adattabilità e una ricerca di ordine in un ambiente intrinsecamente turbolento.
L’intero processo, tuttavia, resta avvolto in un’aura di incertezza.
La giustizia riparativa, per sua stessa natura, richiede la partecipazione attiva e la sincera volontà del reo.
L’effettivo valore di questo percorso, senza una piena assunzione di responsabilità e un’espressione di rimorso, appare limitato.
Il caso di Benno Neumair, pertanto, si configura come un esperimento complesso e delicato, il cui esito dipenderà in larga misura dalla sua capacità di affrontare il passato e di aprirsi alla possibilità di una genuina riconciliazione, anche se questa dovesse presentarsi sotto forme inaspettate e dolorose.

